Facebook, nuova stretta sulla privacy per le foto: il riconoscimento facciale sarà a discrezione degli utenti
Se siete mai stati taggati in una foto su Facebook da un vostro conoscente o avete fatto altrettanto, saprete che il social network suggerisce i tag automaticamente, basandosi sul riconoscimento facciale. Un servizio non da poco, viste le implicazioni per la privacy che evidentemente hanno pesato nella decisione della società di Mark Zuckerberg di rendere il servizio soltanto a discrezione degli utenti a partire da oggi, 4 settembre 2019.
Cosa cambia
D’ora in avanti la funzione “suggerimenti tag” non ci sarà più. Fino ad oggi permetteva, appunto, di suggerire amici da taggare nelle fotografie. Invece, la funzione nota come ‘riconoscimento facciale’, come spiega in una nota la compagnia di Menlo Park, era stata introdotta nel dicembre del 2017, ma soltanto per un numero ristretto di utenti.
In aggiunta ai ‘suggerimenti tag’, questa funzione permette di monitorare l’utilizzo delle proprie immagini su Facebook in modo più ampio. Adesso tutti gli utenti facebook potranno sfruttarla, ma solo se sceglieranno di farlo. Non sarà più attivata automaticamente nel momento in cui si accede al proprio profilo: i nuovi utenti dovranno dare l’ok, mentre chi ha già un account su Facebook riceverà nuove informazioni a riguardo.
Rischi e vantaggi
Facebook usa il riconoscimento facciale per mandare segnalazioni agli utenti nei casi in cui il loro volto appare nelle foto postate dai loro contatti sul sito. Una servizio utile che permette, per esempio, di venire a conoscenza dell’utilizzo della propria immagine per cattivi fini, come per esempio per la creazione di un profilo falso.
Al tempo stesso sono diversi i rischi associati a questa tecnologia, come per esempio l’utilizzo del riconoscimento facciale per fini di controllo da parte di grandi enti, privati o pubblici che siano. La mossa di Facebook serve anche a rassicurare il pubblico che la compagnia di Menlo Park non stia raccogliendo e archiviando i dati biometrici degli utenti con il fine, potenzialmente, di venderli a terzi.
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