Guida a TikTok per over 25. Consigli per l’uso (consapevole) del vostro primo social cinese
Siete sfuggiti a musical.ly. Siete riusciti a evitarvi l’ondata di balletti frenetici con canzoni velocizzate. Vi siete concentrati su Instagram e vi siete abituati a raccontare scorci delle vostre giornate con le story. Lo avete ignorato, considerandolo fosse qualcosa di troppo infantile per voi. Eppure lui è cresciuto. Utente dopo utente, challenge dopo challenge, filtro dopo filtro. È diventato più forte e strutturato, ha cambiato nome, è diventato TikTok. E ora, mentre i vostri influencer preferiti stanno lanciando i loro nuovi profili su questa piattaforma, rischiate di trovarvi persi in questo mondo fatto solo di video da qualche secondo e doppiaggi artigianali.
Per la prima volta, dalla Cina
La storia di TikTok presenta infatti degli elementi inediti nella narrazione epica delle origini dei social network a cui siamo abituati. Non è un’altra piattaforma creata in qualche garage e poi diventata potente nella Silicon Valley. TikTok viene dall’altra parte del mondo. E non è nemmeno la storia lineare di un’azienda che non arresta mai la sua crescita. È stato fondato nel 2014 da Alex Zhu e Luyu Yang. All’inzio si chiamava musical.ly e permetteva di pubblicare video di 15 secondi in cui si poteva caricare un sottofondo audio con canzoni o scene di film. L’app è riuscita a uscire dal mercato cinese, è arrivata in Europa e negli Stati Uniti e ha lanciato quelli che si chiamavano muser, gli influencer di musical.ly. Nel novembre 2017 l’azienda cinese ByteDance acquista musical.ly. Cifra stimata per l’operazione: 750 milioni di euro. Meno di un anno dopo, con un aggiornamento, musical.ly diventa TikTok, prendendo il nome da un’app simile già presente solo nell’Apple Store.
La creazione del profilo e il numero di Like
Le basi di TikTok non sono troppo diverse da quelle di Instagram. Ci si registra, meglio evitare le short cut per collegarlo con altri social, si crea un profilo e si inizia. Esattamente come Istagram si devono scegliere i profili da seguire. Guardando il proprio profilo si notano poi tre cifre: il numero di persone che ci seguono, il numero di persone che seguiamo e il numero complessivo di like messo ai nostri contenuti. Una scelta in netta controtendenza con il tentativo di Instagram di togliere il numero pubblico di like ottenuti per permettere agli utenti di concentrarsi sui contenuti. Se siete indecisi potete anche scegliere la strategia “Guardoni”. Molti contenuti di TikTok si possono navigare senza crearsi un profilo.
Video, video e ancora video
TikTok si basa sui video. Si possono caricare clip che vanno dai 15 ai 60 secondi. I video non scompaiono. Rimangono tutti nella nostra bacheca. E compongono una sorta di grid di Instagram fatto solo di immagini in movimento. Se ve lo ricordate, è un po’ come i vecchi Vine su Facebook. A cambiare rispetto al social di Mark Zuckerberg è anche la fruizione delle storie. Non scorrono in orizzontale, ma in verticale. In questo modo ogni storia che vediamo appartiene a un utente diverso. La differenza non è banale. Se su Instagram è possibile usare più storie per raccontare un evento, fare sondaggi collegati tra di loro o semplicemente parlare con i propri follower, su TikTok ogni contenuto deve essere autosufficiente.
Lip Sync, come rendere le nostre vite più kawaii
Questa struttura lo rende un social molto più versato al lato dell’intrattenimento. Scorrendo l’home page infatti si può vedere come i contenuti di TikTok siano in larga parte leggeri, anche perchè alle storie non si possono legare dei link che rimandono ad altri contenuti. E così a trionfare sono le challenge, le sfide social che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, e i lip sync. Per lip sync si intende sincronizzare il movimento delle labbra con un audio in sottofondo. Si può fare con le canzoni, con le scene dei film o anche con qualche tormentone televisivo. Il valore aggiunto viene dato dall’interpretazione: il modo in cui si è vestiti, i movimenti del corpo e le espressioni del volto.
Può sembrare poco, e forse in effetti lo è, eppure basta scorrere la bacheca per capire quanto il balletto di una canzone possa essere interpretato un’infinità di volte anche, ma solo per i TikToker più esperti, giocando con il montaggio del video. Qui si vede anche l’origine asiatica del social. L’effetto infatti è molto kawaii, termine giapponese usato per indicare qualcosa che non solo è carino ma anche un po’ infantile. Un’esempio. Vi ricordate il cartone Hamtaro? Quello con protagonista una banda organizzata di criceti. Ecco quello è kawaii. Occhioni grandi, linee morbide e voci squillanti.
Una challenge per iniziare: #lookatme
Giusto per capire meglio di cosa stiamo parlando, potreste cominciare a guardare una challange che sta diventando parecchio virale in questi giorni. Se cercate l’hashtag #lookatme vi troverete a guardare decine e decine di video in cui, sotto le note della stessa canzone, gli utenti sfoggiano un drastico cambio di look. Di solito il passaggio è da: trasandato/pigiamone da casa a elegante/abito da sera. TikTok quindi è un’adunata di cloni? Non esattamente. Qualche spazio per esprimere qualcosa di diverso c’è. Anche qui, meglio un esempio. Un esempio è @itslisanotlisa, una ragazza italiana che spesso sfrutta i suoi video per offrire ai suoi follower qualche spunto in più. Per la challenge #lookatme ad esempio, si è limitata a tradurre il testo della canzone in sottofondo. Vi lasciamo giudicare il risultato.
L’infografica per l’anniversario di TikTok
Lo scorso ottobre l’azienda cinese ha deciso di spegnere la prima candelina in Italia con un’infografica che spiega le tendenze, gli influencer e in generale l’andamento di TikTok nella penisola. Tendendo in considerazione che si tratta sempre di un documento creato e diffuso dall’azienda stessa, qualche spunto interessante si riesce comunque a cogliere.
Foto di copertina: Freepick.com
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