La sanzione per quanto accaduto lo scorso 25 giugno, quando il critico d'arte fu portato via di peso fuori dall'Aula dai commessi parlamentari
E alla fine, per Vittorio Sgarbi, è arrivata la sospensione dall’Aula. Il presidente della Camera Roberto Fico, su Twitter, ha annunciato la decisione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio di sanzionare con 15 giorni di sospensione il vulcanico critico d’arte, per gli insulti rivolti alla vicepresidente Mara Carfagna e alla deputata di Forza Italia Giusi Bartolozzi.
I fatti si riferiscono allo scorso 25 giugno quando alla Camera, durante l’esame del decreto giustizia, Sgarbi aveva dato in escandescenze, attaccando duramente la magistratura e finendo per rivolgere insulti alla vicepresidente Mara Carfagna, che in quel momento presiedeva l’Aula, e alla deputata Giusi Bartolozzi.
Una volta espulso dall’Aula il critico non si era però dato per vinto, opponendo ai commessi che lo invitavano a uscire una resistenza passiva, costringendoli a prenderlo di peso per braccia e gambe così da trasportarlo fuori dall’Aula. A fare da colonna sonora, durante la scena, il coro «vergogna!» di altri parlamentari.
L’intemperanza – una delle tante nel curriculum sgarbiano – questa volta non è passata sotto silenzio, con la sospensione di 15 giorni dai lavori dell’Aula che no, non è lo studio di un talk show.
Secondo Annalisa Perteghella (Ispi), l'esplosione al porto di Beirut è la rappresentazione del fallimento di un'intera classe dirigente
Lo aveva spiegato bene il giorno prima dell’esplosione – e sulle pagine del New York Times – la scrittrice libanese Lina Mounzer, scardinando un mito – «stancante» – sulla resilienza del suo popolo. «Non c’è nulla di resiliente nel Libano, eccetto i suoi politici e signori della guerra». Un riferimento alla cleptocrazia che da anni governa il Paese dei cedri. L’esplosione del 4 agosto al porto di Beirut ha messo in evidenza – ancora una volta – quello che sembra sempre di più un disastro annunciato, scandito dall’incuria di una classe dirigente incollata ai suoi privilegi. Già in ginocchio a causa di una crisi economica mai affrontata prima, il Libano deve ora fare i conti anche con la distruzione del primo e più importante hub commerciale del Paese.
La crisi economica
Una popolazione di 5 milioni di abitanti, il Libano ha vissuto una svalutazione della moneta nazionale e un’inflazione del 56%. A marzo, il primo ministro Hassan Diab aveva dichiarato il default: nel giro di una notte, i cittadini hanno perso i risparmi di una vita e i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati del 50%. Con una economia che si regge su servizi finanziari e turismo, il Libano importa dall’estero l’80% dei suoi prodotti – tra cui petrolio, grano e altre materie prime. Il 60% dell’import passa dal porto e ora, come ha detto il ministro dell’Economia libanese Raoul Nehme a Reuters, restano «a disposizione riserve di grano per meno di un mese».
Un ordine politico fragile e corrotto
«Le immagini sono emblematiche, il porto non sarà in grado di ripartire», commenta a Open Annalisa Perteghella, Research Fellow dell’Istituto per gli Studi di Politica internazionale (Ispi). Un disastro che arriva mentre la maggioranza della popolazione fatica a comprare pane e mentre i suicidi sono in crescita a causa della profonda recessione. A ottobre 2019 il malcontento si era manifestato nelle proteste, organizzate contro decenni di corruzione e di un ordine politico basato su un delicato equilibrio settario, portando alle dimissioni dell’ex premier Saad Hariri.
Twitter | Il porto di Beirut dopo le esplosioni
Dopo una guerra civile durata più di 15 anni e i continui scontri tra Hezbollah e Israele, dal 2011 il Libano ha dovuto fare i conti anche con la crisi di rifugiati arrivati dalla Siria, che ora costituiscono il 30% dell’intera popolazione. Con l’arrivo dell’ epidemia da Coronavirus, tre ospedali della città distrutti e strutture sanitarie al collasso. Il Libano rischia di sparire.
Dottoressa Perteghella, che significa la distruzione del porto di Beirut per il Libano?
«Il porto di Beirut era la via di accesso principale per i rifornimenti di cui il Paese ha bisogno. Il Libano, anche prima della pandemia e della crisi economica, importava circa l’80% del proprio fabbisogno alimentare dall’estero. Stessa cosa per quanto riguarda i rifornimenti di carburante e di altri beni. Quella del Paese è un’economia totalmente basata sui servizi finanziari e attività di turismo. Ora è una tragedia: il porto è distrutto e inutilizzabile. Al momento si pone anche il problema di come fare arrivare gli aiuti umanitari. C’è una difficoltà logistica: il confine a sud con Israele è bloccato, mentre a nord e a est c’è la Siria, distrutta dalla guerra. L’unica via d’accesso era il porto o gli aeroporti».
La distruzione della città arriva in un contesto economico estremamente difficile. Si parla di una crisi senza precedenti
«E lo è. Lo scorso marzo il primo ministro del Libano Hassan Diab ha ammesso il fallimento del Paese, annunciando il default e ammettendo di fatto di non essere in grado di pagare gli interessi sul debito. Da marzo in poi, le cose non sono migliorate. Anzi. C’è stata la pandemia che tuttora sta colpendo il Paese. È in corso un negoziato con il Fondo monetario internazionale, ma accettare quegli aiuti comporterebbe imporre delle politiche di austerity che la classe politica non è in grado e non vuole fare.
Se il governo annunciasse ulteriori strette sulla popolazione, sarebbe la fine. I cittadini di tutte le appartenenze politiche e religiose sono già in rivolta da ottobre 2019 per chiedere delle riforme. Il governo ha le mani legate ora, da un nodo che hanno fatto i politici stessi: sono una classe immobile e corrotta. Il rapporto tra il debito e il Pil è del del 170% – una cifra enorme per un paese così piccolo come il Libano.
Ma anche dopo le proteste nulla è cambiato. Questi mesi hanno visto una drammatica diminuzione del potere d’acquisto aggiunta a un’importante svalutazione della moneta. La classe media, che teneva in piedi l’economia, ora è davanti a un impoverimento senza precedenti. Obiettivamente non c’è nulla da cui ripartire. Bisognerebbe tirare una linea e rifare tutto daccapo».
A proposito delle proteste dello scorso autunno: qual è il futuro delle rivolte?
«Ora il convoglio di Hariri è stato preso d’assalto dalla folla. C’è la rabbia, c’è l’esasperazione. La pandemia ha solo messo in stand by le proteste: non è sbagliato pensare che ci attenderanno forti proteste nei prossimi mesi. Quello che è accaduto ieri è l’immagine plastica del fallimento di una classe politica – soprattutto se verrà accertata l’ipotesi che a causare l’esplosione è stato il deposito di nitrato d’ammonio rimasto lì per anni senza controlli».
Anche la situazione umanitaria non è delle più felici.
«Da anni c’è una presenza molto importante di rifugiati. Palestinesi soprattutto, che ormai non si contano più, ma anche siriani, che hanno iniziato a entrare nel Paese attorno al 2014. Il Libano è un Paese dalla precarietà esistenziale, che vive una situazione di estrema fragilità. Ora andremo verso numeri molto più alti di sfollati – si parla già di centinaia di migliaia di persone rimaste senza casa. Gli ospedali sono allo stremo per il Covid-19 e due strutture sono state colpite dalle esplosioni di ieri. Per quanto riguarda l’importazione di cibo, che sarà l’emergenza delle prossime ore, il Libano rischiava già da prima dell’esplosione di rimanere senza rifornimenti».
Hezbollah ha negato il coinvolgimento di Israele, e Israele si è affrettato a ricambiare il favore. Qual è il contesto politico che accompagna questo disastro?Bisogna essere più preoccupati dall’aspetto interno, o quello che deve preoccuparci è la situazione politica interna?
«Il Libano scoppia dall’interno. Sicuramente è stato molto interessante osservare le dichiarazioni di Israele e Hezbollah, ma anche se fosse stato davvero un attacco israeliano, credo che in questo momento ci sia poca voglia di accendere l’ennesima miccia. Israele ha offerto aiuti umanitari al Libano e ci tiene a far capire di essere estraneo alla faccenda. Perché nemmeno Israele è interessato al confronto aperto, nonostante i recenti scontri al confine possano far credere il contrario.
Bisogna preoccuparci di più dell’aspetto interno: le proteste, le riforme che non arrivano. E anche Hezbollah, come i partigiani di Hariri e tutti gli altri, è ormai visto come qualcuno che ha operato facendo gli interessi degli altri. Hezbollah per l’Iran, Hariri per l’Arabia Saudita. Ora la popolazione non vuole più ingerenze esterne. E questa stanchezza è arrivata a un punto di non ritorno».
Venerdì 7 agosto ci sarà il processo per l’omicidio di Rafiq Hariri. Se i membri di Hezbollah dovessero essere giudicati colpevoli, potrebbe questa essere un’ulteriore miccia per i disordini?
«A fronte dell’esplosione, le persone potrebbero non avere da subito le energie per protestare. Scendere in piazza per esprimere la propria rabbia su un verdetto di anni fa potrebbe essere uno sforzo che i libanesi non saranno disposti a fare. Quel che ne sarà delle proteste e del Libano verrà stabilito nelle prossime settimane, non nei prossimi giorni. Dipenderà da come verranno gestiti i fondi e dalla capacità della classe politica di farsi da parte. Magari lasciando spazio a un governo di tecnici che dovranno rimboccarsi le maniche per ricostruire da zero il Paese».
Coronavirus, contagi raddoppiati con 13mila tamponi in più: +384 (ieri +190). Anche i decessi duplicati: +10 (ieri +5) – Il bollettino della Protezione Civile
Raddoppia rispetto al giorno precedente il numero dei nuovi casi di contagio da Coronavirus registrati nelle ultime 24 ore: sono 384 in tutta Italia, a fronte dei 190 di ieri e dei +159 come dato relativo di due giorni fa. A dirlo è l’ultimo bollettino di Protezione Civile e ministero della Salute che dà quotidianamente il quadro aggiornato sullo stato della pandemia nel nostro paese. Da quando è cominciato il monitoraggio, il totale dei casi registrati in Italia è pari a 248.803 ad oggi. Per avere un incremento analogo dobbiamo guardare a 5 giorni fa, quando era stato di +379 in 24 ore.
Tra ieri e oggi sono decedute altre 10 persone positive a Covid-19 (cinque nella sola Lombardia): il totale delle vittime sale quindi a 35.181. Ieri erano state 5, due giorni da 12. Sale anche il numero dei tamponi nelle ultime 24 ore in tutta Italia: 56.451 da ieri, mentre il dato di 24 ore fa era di un incremento pari a +43.788, due giorni fa (per il fine settimana di mezzo) 24.036, tre giorni fa +43.269 e quattro giorni fa di +52.883.
I tamponi effettuati in tutta Italia dall’inizio dell’emergenza superano oggi quota 7 milioni (7.041.040) che corrispondono a 4.184.765 casi totali monitorati. Ci sono ancora 764 persone ricoverate in ospedale, di cui 41 in terapia intensiva: il dato continua a rimanere stabile da tre giorni. 11.841 persone sono in isolamento domiciliare, per un totale di 12.646 persone attualmente positive in tutto il paese.
Ieri e oggi a confronto
L’andamento dei nuovi contagi negli ultimi 10 giorni
I positivi al Covid-19 Regione per Regione
Ecco i dati sulle persone attualmente positive al Coronavirus regione per regione:
Qualche utente si sta divertendo a diffondere video manipolati per dimostrare che l'esplosione sia stata causata da un missile
Il 5 agosto 2020 l’utente @nja_iq pubblica un tweet riportante un video dell’esplosione di Beirut (Libano), del giorno precedente, dove si riuscirebbe a individuare un missile che si dirige verso il porto poco prima del catastrofico evento. C’è qualcosa di strano perché quel video è circolato già il 4 agosto 2020 senza alcun missile e con qualche fotogramma in più, ma non solo.
Infatti, il video pubblicato da @nja_iq è sgranato rispetto a un altro a più alta risoluzione che troviamo, ad esempio, pubblicato dall’account Osint613 il 4 agosto 2020 sera.
Attraverso questo piccolo confronto è possibile notare le differenze in merito alla risoluzione:
Ecco i video messi a confronto dove notiamo che non sono allineati, che mancano dei fotogrammi nel video del missile e che quest’ultimo scompare improvvisamente poco dopo la sua entrata in scena (manca del tutto il fotogramma iniziale del video, creato anch’esso ad arte per far abboccare gli utenti):
Ci troviamo di fronte a un video palesemente manipolato. La mancanza di una buona risoluzione rispetto agli altri faceva intuire la manipolazione effettuata. A che pro? Al momento abbiamo solo un commento dell’utente che ha condiviso il video dove prende di mira Israele:
Il ministro della Salute ha ribadito la necessità di rispettare tre principi: uso delle mascherine, distanziamento di almeno un metro e lavaggio delle mani
Aerei a pieno carico ma capienza dei treni al 50% (compresi quelli regionali), discoteche e stadi ancora chiusi, termoscanner non obbligatori ma resta il divieto di uscire se si ha la febbre oltre 37,5. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera sarebbero queste alcune delle misure che verranno indicate dal Comitato tecnico scientifico, riunito oggi alle 15:00, al Governo in vista del nuovo Dpcm.
Massima attenzione ovviamente, dopo le polemiche dei giorni scorsi, al distanziamento sociale sui treni. Vista anche la Babele di ordinanze regionali, che disegnano sull’intero territorio nazionale un quadro molto disomogeneo, l’indicazione del Cts ai governatori sarebbe quella di mantenere il metro di distanza sui convogli, salvo che per i posti in linea verticale, dove non è possibile ai passeggeri sedersi l’uno di fronte all’altro. Per quanto riguarda gli aerei, dal momento che il sistema di ventilazione garantisce la sicurezza dei passeggeri, l’orientamento del Cts resta quello dei voli a pieno carico.
Speranza: «Regole essenziali da rispettare nei luoghi chiusi»
Conferme sono arrivate anche dal ministro della Salute Roberto Speranza, che durante il question time del pomeriggio alla Camera ha confermato come la recente ordinanza non sia «legata solo alla vicenda dei treni ma al rispetto delle regole essenziali, e i termini dell’ordinanza verranno confermati nel Dpcm che approveremo». Speranza ha poi richiamato al rispetto di tre principi fondamentali anti Covid: «uso delle mascherine, distanziamento di almeno un metro e lavaggio delle mani».
E proprio sul distanziamento il ministro ha spiegato come tali «regole essenziali» devono «essere necessariamente rispettate nei luoghi chiusi. È però evidente – ha proseguito – che possono esserci eccezioni nel caso in cui il Comitato tecnico scientifico riconosca dei protocolli di sicurezza, esattamente come avvenuto per le compagnie aree, dove il sistema di ricambio d’aria consente un livello di sicurezza anche senza gli evidenti limiti di distanziamento»
Speranza ha poi invitato a non abbassare l’attenzione sul virus: «Abbiamo piegato la curva epidemica grazie alle misure adottate e siamo in un fase migliore – ha osservato -, ma la battaglia non è vinta e l’Ue non è fuori dalla fase epidemica piena, basti guardare a ciò che sta avvenendo nei Balcani e alla recrudescenza in alcuni Paesi come Spagna, Francia e Germania».
Quanto alle altre indicazioni del Cts, sembrerebbe escluso l’obbligo di installazione dei termoscanner fuori dagli uffici pubblici e privati, pur rimanendo la raccomandazione per i cittadini di misurazione della febbre e l’obbligo di permanenza nella propria abitazione in caso di temperatura corporea superiore a 37,5. Si va inoltre verso il no alla riapertura di discoteche e stadi, con l’eccezione delle fiere, che potrebbero invece riaprire a condizioni però molto rigide, prima tra tutte il contingentamento degli ingressi.
Coronavirus, in Lombardia contagi triplicati con quasi il doppio dei tamponi: +138 (ieri erano +44). Pesa il focolaio mantovano. Salgono anche i morti: +5 (ieri +1)
Tornano a salire i casi di Coronavirus in Lombardia. Nella giornata odierna si registrano +138 casi (di cui 13 debolmente positivi e 4 a seguito di test sierologici) contro i +44 di ieri 4 agosto 2020. Oggi le vittime sono +5 mentre ieri è stato segnalato un solo decesso per un totale di 16.824 morti dall’inizio della pandemia. I ricoverati negli ospedali lombardi sono 164 (ieri erano 160, quindi +4), mentre in terapia intensiva ci sono ancora 11 pazienti (+2). I guariti sono 72.412, i dimessi 1.460; in isolamento domiciliare si trovano 5.648 persone, gli attualmente positivi sono 5.823 mentre i casi totali 96.519. In 24 ore sono stati effettuati +9.620 tamponi contro i +5.696 di ieri per un totale di 1.335.383 tamponi dall’inizio del monitoraggio. Nella provincia di Milano si segnalano +16 casi (ieri +19) mentre in città +8 (ieri +16). A Mantova si registrano +62 casi, nessun contagio a Lecco e Sondrio.
Ryanair sembra non rispettare le norme imposte per il contenimento dei contagi da Coronavirus. Stando infatti a quanto comunicato dall’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, la compagnia aerea ha «ripetutamente violato le norme sanitarie anti-Covid disposte dal governo italiano». In che modo? Nella nota inviata dall’ente, Ryanair «sistematicamente non si attiene alle disposizioni previste in Italia per limitare il rischio sanitario derivante dal Coronavirus a bordo degli aeromobili in partenza e in arrivo negli aeroporti nazionali».
Dunque «non solo non viene osservato l’obbligo del distanziamento tra i passeggeri, ma anche le condizioni che consentono la deroga a tale distanziamento sono disattese». Il problema nasce dal fatto che in Italia gli aerei possono volare a piano regime – quindi senza obbligo di alternare i posti occupati – a una sola condizione: che ci sia un ricambio d’aria a bordo ogni 3 minuti. Inoltre, i flussi devono essere verticali e bisogna necessariamente adottare filtri Hepa. A questo si aggiungono, infine, tutte le misure previste dal Dpcm in vigore.
L’Enac ha inviato il richiamo sia a Ryanair che alle autorità irlandesi che si occupano di aviazione – la compagnia aerea è, infatti, stata fondata in Irlanda. Due le soluzioni proposte: o Ryanair si adegua o verrà imposta «la sospensione di ogni attività di trasporto aereo negli scali nazionali».
Tra chi ha siglato contratti con la società di Cupertino, anche Oprah Winfrey, Peanuts e Alfonso Cuarón
Leonardo DiCaprio torna alla ribalta, ma stavolta non c’entrano né candidature agli Oscar né nuove fidanzate. Avete presente quel capolavoro assoluto del 2013 intitolato The Wolf of Wall Street? È stato prodotto dalla Appian Way, casa di produzione statunitense fondata da Leonardo DiCaprio. Ora, quella stessa casa di produzione, e quindi DiCaprio, ha firmato un accordo pluriennale con Apple di prima visione. L’obiettivo sarà sviluppare progetti televisivi per il marchio della mela morsicata. La star del cinema hollywoodiano, insieme alla co-direttrice dell’azienda, Jennifer Davisson, ha già realizzato due progetti nel circuito dello streaming: si tratta del film Killers of the Flower Moon diretto da Martin Scorsese e interpretato da DiCaprio. A seguire, Shining Girls, serie tv thriller di cui DiCaprio sarà produttore esecutivo e in cui Elisabeth Moss sarà la protagonista.
Oltre alla pellicola sull’avido broker di Wall Street, Appian Way ha prodotto anche film come The Revenant, The Aviator e Shutter Island. Ci sono poi Out of the Furnace e The Ides of March, e anche documentari come Virunga, Cowspiracy, Sea of Shadows, Ice on Fire. Ma la società ha anche lavorato per la tv, producendo serie come Grant e quella attualmente in lavorazione per Disny Plus The Right Stuff. DiCaprio è solo l’ultimo di una lunga lista di persone che, nel tempo, sono cadute tra le braccia della società con sede a Cupertino, in California, firmando accordi fortunatissimi. Tra questi, Oprah Winfrey, Alfonso Cuarón, Julia Louis-Dreyfus, Justin Lin, Idris Elba, Kerry Ehrin, Jason Katims, Lee Eisenberg, Monica Beletsky, Sharon Horgan, Alena Smith e Simon Kinberg. Apple ha anche rapporti con A24, Sesame Workshop e Peanuts. Avanti il prossimo.
I senatori della Lega hanno dato vita il 5 agosto a una protesta in Aula, al grido di «Verità! Verità!», contro la secretazione degli atti del comitato tecnico-scientifico che hanno ispirato i decreti della Presidenza del Consiglio sul Coronavirus. Gli stessi parlamentari della Lega hanno poi esposto uno striscione.
Nel frattempo, il Copasir ha chiesto al governo di poter visionare gli atti. Il 4 agosto il Comitato parlamentare per la sicurezza ha ascoltato in audizione la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese. «Dopo la sua relazione, Lamorgese si è confrontata sulle domande dei componenti in particolare sulla tematica di eventuali tensioni sociali che potrebbero eventualmente verificarsi nell’ultimo periodo del 2020», ha spiegato il numero uno del Copasir, Raffaele Volpi.
Oltre 50mila posti in più fra docenti e Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario), con una priorità per la scuola dell’infanzia e la primaria. Con l’ordinanza firmata oggi dalla ministra del’Istruzione Lucia Azzolina, il Governo prosegue sulla strada delle misure per la riapertura delle scuole a settembre. Azzolina ha incontrato questa mattina i rappresentanti delle Regioni. Sul tavolo il dossier dell’organico aggiuntivo necessario alle scuole.
Presente alla riunione anche la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, per quanto riguarda gli aspetti relativi al trasporto scolastico. «Oggi – ha spiegato Azzolina – dopo aver ultimato tutti i passaggi istituzionali e con le forze sociali, ho firmato l’ordinanza che stabilisce i criteri di riparto delle risorse per l’organico aggiuntivo previste dal decreto Rilancio».
Nello specifico, ha continuato la ministra «si tratta di oltre 977 milioni che saranno assegnati per il 50% sulla base del numero degli alunni presenti sul territorio e per il 50% sulla base delle richieste avanzate dagli Uffici scolastici regionali che hanno fatto la rilevazione delle esigenze delle scuole». In questo modo, ha concluso Azzolina, «le scuole avranno oltre 50mila unità di personale in più per la ripresa fra docenti e Ata. Priorità massima sarà data alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, con particolare riferimento alla scuola primaria».
Stop alle classi pollaio
Incremento di organico che, nelle intenzioni del ministero dell’Istruzione, dovrebbe anche agevolare il contrasto al fenomeno delle classi pollaio: «Grazie a questo incremento di organico – ha detto la ministra – potremo finalmente cominciare a superare quelle norme, nate in epoca di tagli feroci alla scuola, che hanno portato al sovraffollamento delle classi». Azzolina ha poi ricordato come, con il decreto Rilancio, sia stata prevista la possibilità di derogare al numero di alunni per classe così da «ridurlo progressivamente».
«Gli stessi criteri previsti dall’ordinanza di oggi – ha aggiunto – saranno utilizzati» nella ripartizione delle altre risorse «per l’organico che deriveranno dallo scostamento di bilancio», il quale prevede 1,3 miliardi per la scuola. «Una parte di queste sarà, infatti, dedicata a un ulteriore incremento di personale», ha assicurato la ministra, che in ultimo ha annunciato come nel Dl agosto saranno previste apposite risorse, per gli Enti locali, per l’affitto degli spazi aggiuntivi e il pagamento delle relative utenze.
Gli utenti, alla ricerca di qualche prova, scovano un vecchio tweet israeliano che però non è collegabile all'esplosione
Nel cercare di comprendere o dare colpe sull’esplosione avvenuta il 4 agosto 2020 a Beirut, in Libano, gli utenti su Twitter hanno scovato un vecchio tweet del 2018 dell’account ufficiale delle Israel Defense Forces (@IDF) in merito ad un’infrastruttura missilistica di Hezbollah situata «nella stessa zona» in cui – secondo gli utenti – sarebbe avvenuto il disastro. Dovrebbero comprarsi un navigatore o usare meglio Google Maps.
Il tweet esiste e fa parte di un breve thread pubblicato il 27 settembre 2018 dall’account ufficiale delle Forze di difesa israeliane: «EXPOSED: Iranian and Hezbollah Accurate Missile Project». Nelle foto è possibile osservare che si le immagini satellitari riprendono un aeroporto, ma non risulta che ci sia una struttura del genere vicino al luogo dell’esplosione.
Controllando con Google Maps è possibile osservare il luogo indicato dalle forze israeliane e quello dell’esplosione: la distanza è di circa 7 km da un punto all’altro.
Nell’immagine sopra riportata notiamo che l’aeroporto si trova più a sud di Beirut mentre il luogo dell’esplosione è situato a nord.
Prima il boato, poi il panico: le immagini dalla capitale libanese
Due violente esplosioni nel porto di Beirut hanno causato oltre 100 morti e 4mila feriti in quella che il ministro della Salute del Libano non ha esitato a definire una «catastrofe». A causare l’esplosione, secondo il primo ministro Hasan Diab, è stato lo stoccaggio di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. Le autorità hanno spiegato che il materiale è stato confiscato sei anni fa.
Inoltre hanno aggiunto che i responsabili «pagheranno un prezzo» per l’esplosione, che ha generato un’enorme onda d’urto che si è sentita a circa 160 chilometri dal porto, epicentro della tragedia. Il nitrato d’ammonio è utilizzato come fertilizzante. In combinazione con un combustibile diventa un esplosivo ad alta potenza. È noto come ANFO (Ammonium Nitrate Fuel Oil). Il suo acquisto è più facile di altri componenti, per questo è una delle formule più utilizzate dai gruppi terroristici.