Coronavirus, Cavaleri (Ema): «I ritardi di Pfizer non vadano oltre la settimana, a rischio la seconda dose ai vaccinati»
Si fa complicato il rispetto del piano vaccinale italiano, ed europeo, dopo che Pfizer ha annunciato che la distribuzione delle dosi subirà un ritardo di 3 o 4 settimane. Alla base del rallentamento nelle consegne, secondo quanto dichiarato ieri, ci sarebbero dei lavori di ristrutturazione nel suo impianto belga di Puurs. Per l’Europa, che da Pfizer si è ha prenotato 300 milioni di dosi, diventa ora ancora più decisivo accelerare l’approvazione del vaccino di AstraZeneca. Ma «è molto difficile che arrivi prima del 29 gennaio. Il 29 gennaio è una data possibile ma non certa. Stiamo lavorando per arrivare all’obiettivo quel giorno». Così Marco Cavaleri, responsabile della Strategia vaccini dell’Ema, ha chiarito a SkyTg 24 quali sono le tempistiche per un’approvazione sicura. «Ci sono molti dati che stiamo valutando in questo momento – ha aggiunto – e che ci stanno arrivando dall’azienda. È importante che noi chiariamo tutta una serie di aspetti legati soprattutto agli studi clinici prima di concludere».
Una delle opzioni sul tavolo è quello di limitarne l’uso alla popolazione under 55, «anche se non è la via che viene normalmente seguita per i nuovi vaccini – aggiunge Cavaleri – a meno che non ci siano ragioni precise che indichino che il rapporto rischio beneficio in una certa popolazione può essere negativo o ci sono troppe poche informazioni». L’obiettivo finale rimane però quello di «arrivare a un’approvazione che copra tutta la popolazione, senza dare restrizioni iniziali, anche se i dati sugli anziani, a questo punto, sono molto limitati».
Sulla campagna vaccinale ormai attiva in tutta Europa dal V-day del 27 dicembre, una delle maggiori criticità rimane quella di valutare attentamente le giuste tempistiche per la somministrazione delle due dosi richieste dal vaccino Pfizer. «È importante che la schedula vaccinale venga mantenuta – dice Cavaleri – e chi ha ricevuto la prima dose abbia la possibilità di avere la seconda nei tempi che sono stati dettati dall’approvazione». I tempi richiedono che la seconda somministrazione avvenga a tre settimane dalla prima, ma «è ragionevole darla anche qualche giorno dopo, non c’è nessun problema a questo riguardo dare un po’ più di flessibilità su quando la seconda dose verrà amministrata – rileva Cavaleri – ma è importante che avvenga in tempi il più vicini possibile a tre settimane. Più si aspetta e più c’è il rischio che il soggetto non venga protetto».
Credits video: SkyTg 24
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