Rose Villain e la fuga dagli Usa di Trump: «Non potrei crescere un figlio in quella società. L’Italia? Con il governo Meloni non mi sento tutelata»
«Mi viene da piangere, ma capisco che in un momento come questo si scelgano i bulli perché fa meno paura stare con loro» con queste parole Rose Villain, tra i big della 75esima edizione del Festival di Sanremo, commenta l’elezione di Donald Trump. Non una domanda a caso considerato che lei Rosa Luini, così all’anagrafe, 35 anni, figlia dell’imprenditore milanese Franco Luini, fondatore del marchio Tucano, vive a New York, compreso tutto il primo mandato del tycoon, ed è lì che ha scritto tutto il nuovo disco, in uscita una volta conclusa la kermesse ligure, compreso Fuorilegge, il brano con cui gareggerà. «Quattordici anni di vita vissuti a New York non sono passati invano – prosegue la cantautrice milanese -. Tuttora ho casa e vivo lì buona parte dell’anno. Ho già sofferto la prima amministrazione Trump ma questa volta ho l’impressione che sia molto peggio. Quando fu eletto Biden tutti scendemmo per le strade a festeggiare, oggi non c’è nulla da festeggiare ma al contrario faccio fatica ad immaginare, semmai diventerò mamma, come si possa crescere un figlio in quella società». Un malessere che in qualche modo si riflette anche per quel che riguarda la situazione italiana: «Qui non è che con Meloni vada benissimo. Sento molto scontento fra i miei coetanei e sono una donna che tiene tantissimo ai diritti umani, con questo governo non mi sento tutelata».
Al Festival per “vendetta”
Rose Villain torna al Festival per la seconda volta consecutiva, l’anno scorso si è presentata in gara con il brano Click boom!, un successone da tre dischi di platino della FIMI nei mesi successivi ma solo 23esimo nella classifica finale di Sanremo. Molti giornalisti dopo i preascolti dei brani in gara quest’anno, hanno definito la sua Fuorilegge una sorta di sequel di Click boom!, notando una certa somiglianza nella struttura del brano. Una somiglianza che la stessa Rose Villain non nega, ma spiega: «È la conferma di uno stile, è un sequel del pezzo precedente pur essendo nato prima. E l’ho scritto io, ogni singola parola. Guarda Dua Lipa, con tutte le debite proporzioni: spesso fa canzoni che richiamano a quelle precedenti, mette in luce il suo marchio di fabbrica. Questo pezzo sono io al 100%, è il brano che al momento amo di più della mia discografia». E se proprio metafora cinematografica deve essere, Rose Villain più che ad un sequel preferisce pensare ad una «vendetta» (detto chiaramente con il sorriso sulle labbra), «Ricordo che quando presentai Click boom! all’Ariston, nel 2024, molti lo etichettarono come un pezzo “Frankenstein”, non lo capirono, ma poi è rimasto in classifica un anno intero ed è stato tra i più ascoltati di quella edizione». Di sicuro Click boom! è uno di quei brani che hanno vinto Sanremo senza vincere Sanremo e se è vero (ed è vero) che fondamentalmente partecipare al Festival altro non è che il migliore dei modi per lanciare un’opera in uscita o un tour dalle vendite zoppicanti, la speranza è che Fuorilegge compia lo stesso percorso di Click boom!, un brano cui successo ha certificato Rose Villain come uno dei volti più luminosi della musica italiana nel 2024.