I russi e la guerra con l’Ucraina: «I due terzi del popolo vuole la pace ma alle condizioni di Putin»
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Lev Gudkov, sociologo e sondaggista, è il direttore del Centro Levada, istituto di ricerca indipendente in Russia. Dalle autorità è stato bollato come agente straniero e nemico dello Stato. «Dovrò rinunciare all’insegnamento e sarò impelagato in ulteriori pastoie burocratiche», dice in un’intervista a Repubblica. Nel colloquio con Rosalba Castelletti Godkov dice che il popolo russo vuole la pace con l’Ucraina: «Quasi i due terzi, il 61 per cento, vorrebbero negoziati immediati, secondo il nostro sondaggio di fine gennaio. È la cifra più alta registrata in tre anni, mentre la percentuale di quanti sostengono la necessità di continuare l’azione militare è scesa al minimo, il 31%».
I russi e la guerra
Gudkov dice che anche il numero di quanti credono che le azioni militari in Ucraina termineranno entro il prossimo anno o prima «è aumentato, al 43%. A volere i negoziati sono per lo più le donne, gli under 40, chi non approva il presidente o le forze armate. Ma in generale il sostegno all’esercito resta elevato, al 78%». La gente «è stufa. Percepisce che il prezzo del conflitto è molto elevato. Per quattro fattori. Primo, la crisi economica. L’impennata dei redditi legata agli investimenti nella difesa si è arrestata, mentre l’inflazione galoppa e la gente la associa, seppure in modo vago, al conflitto. Secondo, le perdite umane. I russi non ne conoscono l’entità precisa perché queste informazioni vengono censurate, ma i numeri iniziano a trapelare da media indipendenti e occidentali. Infine, la paura di una grande guerra. La gente teme che l’offensiva in Ucraina possa portare a uno scontro con l’Occidente e con la Nato che potrebbe sfociare nella Terza Guerra Mondiale e dunque nell’uso delle armi nucleari. Infine, c’è il timore che mariti e figli siano costretti ad andare a combattere».
La cessazione delle ostilità
I russi però vogliono la cessazione delle ostilità alle condizioni di Putin: «In sostanza a condizione della completa capitolazione dell’Ucraina: riconoscimento dei territori annessi, disarmo, rinuncia alla Nato, cambio di governo e orientamento politico. Questa posizione giustifica l’uso della forza. Credono che la Russia sia superiore e in un modo o in nell’altro costringerà l’Ucraina alla resa». Perché lo spargimento di sangue «sarebbe percepito come senza senso se si dovessero fare concessioni e non si raggiungessero gli obiettivi prefissati. E in tal modo la stessa Operazione sarebbe percepita come senza senso. Il che provocherebbe grosse contestazioni contro la dirigenza del Paese. Perciò è un tabù. Non se ne discute neanche».
I negoziati
I negoziati con Trump potrebbero naufragare però, e a quel punto che i russi vogliano ancora sostenere il conflitto «dipende da tante variabili. Ma finché non verrà indetta una nuova mobilitazione e non ci saranno grandi scossoni economici, il sostegno continuerà. La maggior parte dei russi, in ogni caso, crede già che il conflitto durerà a lungo».