I giovani e i bambini malati di tumore: «Oggi otto su dieci guariscono»
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Oggi otto bimbi malati di tumore su dieci guariscono. Grazie alle terapie e all’assistenza. La Fondazione Umberto Veronesi, che finanzia i protocolli di Aieop, l’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica, ha permesso di seguire 6 mila pazienza. Oggi, 15 febbraio, è la 25esima giornata mondiale contro il cancro infantile. Angela Mastronuzzi, oncologa pediatrica del Bambino Gesù di Roma e presidente di Aieop, parla di malattie e cure in un’intervista a Repubblica. Mastronuzzi lavora al Bambino Gesù di Roma: «I tumori pediatrici riguardano 1.400 bambini fino a 14 anni e 800 adolescenti fino a 18. Oltre un terzo sono leucemie. Le cure migliorano di decennio in decennio, la percentuale delle guarigioni è passata dal 50-60% degli anni Ottanta all’80% di oggi».
Terapie e ricerche
Le cose sono cambiate «perché la ricerca sulle terapie progredisce e perché conosciamo di più le malattie dal punto di vista biologico. Abbiamo imparato a capire le specificità dei pazienti e a rispondere al singolo caso con terapie adeguate». E la rete di 50 strutture con protocolli condivisi implementata negli anni consente l’uniformità delle terapie: «La Fondazione Veronesi finanzia in modo importante questi protocolli, che sono costosi da aprire e da gestire. Sono fondamentali perché ci permettono di offrire assistenza di qualità nelle varie zone del paese. Si agisce in modo multidisciplinare, coinvolgendo gli specialisti che si occupano di farmaci, di radioterapia, di chirurgia a seconda del problema».
Il bambino con il tumore
Mastronuzzi dice a Michele Bocci che il bambino con il tumore è un paziente particolare: «Vive in modo diverso la malattia, è più facile da gestire, si affida alle cure. Per lui diventa la routine venire in ospedale, fare i trattamenti, vedere i dottori che conosce. Però bisogna ricordare che insieme a lui c’è una famiglia disperata, che ha bisogno di un sostegno più impegnativo. E poi ci sono gli adolescenti, che hanno una consapevolezza diversa della patologia, con esigenze personali associative e comunicative. Nei nostri centri li coinvolgiamo in attività, ad esempio abbiamo un torneo nazionale di calcio al quale partecipano anche pazienti guariti».
I ricoveri
I ricoveri tendono a durare molto, «anche di sei mesi o addirittura due anni. Succede ad esempio per le leucemie. Magari ci sono periodi nei quali si fanno le terapie senza bisogno di ricovero, però i tempi sono comunque importanti. Per questo nei nostri centri ci sono le scuole». E spiega: «Mi è capitato di avere problemi e restare fuori dal lavoro per un mese. Quando sono rientrata e ho visto il reparto mi sono detta: di cosa mi posso lamentare? Esercitare la professione qui è un’esperienza medica ma anche di vita. Continuiamo ad avere contatti con gli ex pazienti e con le famiglie di chi non ce l’ha fatta, che magari si dedicano ad aiutarci».
Effetti collaterali
Oggi gli specialisti lavorano «non solo per farli guarire ma anche per guarirli bene, cioè per evitare gli effetti collaterali di certi trattamenti, talvolta mortali. Migliora la nostra conoscenza delle patologie e si va verso delle terapie sempre più personalizzate, con farmaci target. In Italia utilizziamo già le Car-T, terapie che possono essere molto efficaci e che non tutti in Europa hanno ancora a disposizione. Anche da qui passa il futuro. Va ricordato che l’incidenza di questi tumori non tende ad aumentare, fortunatamente, perché sono prevalentemente genetici e non vengono condizionati da ambiente e stili di vita, come invece succede per quelli degli adulti. Quindi, possiamo migliorare ancora i dati di sopravvivenza, far guarire più bambini».