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Lavori incompleti, ditte fallite, truffe: così il Superbonus intrappola le famiglie

22 Febbraio 2025 - 09:33 Alba Romano
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Era stato presentato come un'opportunità di rilancio economico, ma si è trasformato per molti in un incubo

La fine del Superbonus 110% non ha provocato un crollo del settore edilizio a Milano, ma le ripercussioni per alcuni cittadini e imprese sono state pesanti. La chiusura ha colpito soprattutto le piccole ditte individuali nate durante il boom degli incentivi, mentre le realtà più strutturate sono riuscite a resistere. Ma se il settore si sta riorganizzando, molte famiglie sono rimaste intrappolate in un labirinto di lavori incompleti, ditte fallite, normative mutevoli e richieste di rimborso da parte dell’Agenzia delle Entrate per presunte irregolarità negli Stati di avanzamento lavori (Sal). Quello che era stato presentato come un’opportunità di rilancio economico si è trasformato per alcuni in un incubo.

Il caos normativo ha avuto effetti devastanti non solo sul piano economico, ma anche su quello psicologico. «Sempre più privati, imprenditori e professionisti stanno ricevendo contestazioni con richieste di restituzione dei crediti maturati, accompagnate da sanzioni», denuncia a Il Giorno Claudio Ardizio, presidente dell’associazione Esodati del Superbonus. «Migliaia di persone si trovano in difficoltà economiche e psicologiche insostenibili», aggiunge.

La tragedia di Alex Benedetti

Tra le vittime di questo sistema instabile ci sarebbe anche Alex Benedetti, fondatore di Virgin Radio, che si è tolto la vita a Milano. Benedetti, secondo le testimonianze raccolte, aveva manifestato la sua preoccupazione in una chat di proprietari di casa alle prese con lo stesso problema. Aveva affidato i lavori a un ingegnere sardo molto attivo sui social, ma la ditta era entrata in liquidazione lasciando tutto incompiuto. A gennaio erano arrivate anche le prime contestazioni dall’Agenzia delle Entrate. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio contro ignoti.

Famiglie bloccate e cantieri fermi

Il dramma delle famiglie coinvolte nel Superbonus emerge anche dalle parole di Riccardo Quarto, uno degli “esodati” lombardi: «Ditte spuntate come funghi si sono sciolte come neve al sole. E intanto, nella confusione creata dai Governi, ci sono famiglie distrutte, persone costrette a vivere da parenti perché mancano i fondi per terminare i lavori». A livello occupazionale, la situazione nei cantieri rimane critica secondo quanto denunciato dai sindacati. «Oltre il 50% dei lavoratori edili è inquadrato al livello più basso, segno di un forte opportunismo da parte delle imprese», denuncia Giuseppe Mauri, segretario generale della Filca-Cisl di Milano. «Serve un’azione capillare di informazione e contrattazione per migliorare le condizioni di lavoro», aggiunge al Giorno.

Le testimonianze

Valentina Bianchi, geometra e amministratrice di condominio, ha raccontato le difficoltà affrontate per sbloccare i cantieri rimasti fermi: «Abbiamo dovuto sollecitare legalmente il general contractor e, alla fine, cambiare impresa. I condomini hanno dovuto pagare quasi il doppio rispetto a quanto preventivato e i progetti sono stati ridimensionati. Danni che lo Stato dovrebbe risarcire».

Anche Marco Della Torre, ingegnere edile, ha vissuto in prima persona il caos del Superbonus. Dopo aver acquistato un appartamento nel 2021 e avviato i lavori con gli incentivi, si è trovato improvvisamente bloccato quando il governo Draghi ha fermato la cessione dei crediti. «L’impresa ha interrotto tutto e la mia casa è rimasta sottosopra. Ho dovuto contrarre un finanziamento di 60mila euro per completare i lavori». Oggi, dopo anni di affitto forzato in un appartamento condiviso, a marzo dovrebbe finalmente entrare nella sua casa. «L’idea del bonus era positiva, ma serviva una programmazione di lungo termine, non un intervento di tre anni», commenta. «Stiamo preparando azioni legali a livello nazionale e anche in Europa», anticipano le associazioni di cittadini coinvolti.

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