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Mario Occhiuto e il figlio «speciale» Francesco: «Portava un peso invisibile. L’ultima crisi aveva strutturato un pensiero ossessivo»

26 Febbraio 2025 - 05:49 Alba Romano
mario occhiuto francesco occhiuto suicidio salute mentale
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Il senatore racconta: aveva dato i primi segnali di disagio nel tempo. Diceva di essere un supereroe

Un figlio «speciale». Che ha combattuto in silenzio una battaglia interiore. Senza far trapelare nulla all’esterno. Il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto ieri ha pubblicato un post per ricordare Francesco, 30 anni, psicologo morto in una caduta dalla finestra di casa sua a Cosenza. Oggi Occhiuto precisa meglio i suoi pensieri in un’intervista al Corriere della Sera. Nella quale spiega che il ragazzo «dentro di sé, portava un peso che nessuno poteva davvero vedere». Francesco aveva dato i primi segnali di disagio «Nel tempo. Una volta mi disse: “Papà, io sogno a occhi aperti e immagino di essere un supereroe”. La presi come una fantasia giovanile, gli dissi che lo facevo anche io da ragazzo».

Il supereroe

Per lui, spiega il padre, non era «un semplice gioco della mente, era qualcosa che scavava più in profondità. Studiava psicologia, leggeva moltissimo, cercava risposte dentro sé stesso. Voleva capire, aiutare. Forse anche salvarsi». Francesco Occhiuto si è laureato in psicologia: «Aveva superato l’esame di abilitazione con il massimo dei voti. Da poco aveva ottenuto un contratto di ricerca all’Università di Roma. Ogni traguardo era una vittoria contro la sua fatica interiore». Ma la sua mente era anche «affollata di pensieri». «Mi diceva che spesso faticava a concentrarsi, che il controllo della sua mente lo assorbiva. Ma non si è mai fermato, ha sempre trovato la forza di andare avanti».

La consapevolezza di essere diverso

Mario Occhiuto dice che il figlio era circondato da affetto, «ma sapeva di essere diverso. Un giorno mi confidò: ”Papà, forse alcuni mi vedono distante, chiuso, ma nessuno immagina che il mio è un malessere interiore. Nessuno sa quanto sto lottando”. Non credeva nei farmaci, come unica soluzione. Diceva che la scienza aveva fatto progressi enormi per le malattie del corpo, ma ancora troppo poco, quasi niente, per quelle della mente. Credeva nella psicologia, nel potere dell’ascolto, nella terapia». L’ultima volta che si sono parlati Mario ha supplicato Francesco di non perdere la speranza: «Gli dicevo che il malessere che stava vivendo in questo momento era temporaneo e dovuto alla sospensione troppo veloce dei farmaci; che si sarebbe stabilizzato in pochi giorni, che i dottori dicevano che era solo questione di tempo».

Vie d’uscita

Ma lui non vedeva vie d’uscita. «La crisi in atto aveva già strutturato un pensiero ossessivo. Le mie parole non lo hanno raggiunto, non sono riuscite a fargli vedere uno spiraglio di luce. E questa è la cosa più dura da accettare. Come può una persona così intelligente, così piena di sogni, essere travolta da un solo pensiero?», ricorda il padre. E conclude: «Pensiamo sempre che l’amore di una famiglia basti. Ma la verità è che, a volte, non è sufficiente. L’affetto, la vicinanza, il supporto sono fondamentali, ma chi soffre di una fragilità mentale ha bisogno di molto di più: sistemi strutturati, reti di sostegno, di cure che non si attivino solo nell’emergenza. Oggi la salute mentale è ancora considerata un argomento marginale».

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