Gelo tra Bruxelles e Washington, salta l’incontro tra Kaja Kallas e Marco Rubio: «Problemi di programmazione»


Unione europea e Stati Uniti sono sempre più lontani. «Problemi di programmazione», questa la motivazione ufficiale che ha costretto il segretario di Stato americano Marco Rubio ad annullare l’incontro con l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri Kaja Kallas. Un faccia a faccia che Bruxelles attendeva da settimane. Precisamente da quando lo stesso Rubio era volato in Arabia Saudita per incontrare il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e aprire un tavolo di negoziati con Mosca. Un tavolo a cui l’Europa e la stessa Ucraina non erano invitati, avevano ribadito più volte dal Cremlino facendo intendere una comunione di spirito con Washington.
Il faccia a faccia saltato e le accuse di Lavrov
La visita di Kaja Kallas negli Stati Uniti doveva essere l’opportunità per far sentire alla Casa Bianca che l’Europa era presente. Non si trattava solo di un incontro con «senatori e membri del Congresso per discutere della guerra della Russia contro l’Ucraina e delle relazioni transatlantiche». O della partecipazione a un evento pubblico «presso l’Hudson Institute». Sarebbe stato il primo dialogo non telefonico tra l’Alto rappresentante Ue e la controparte americana da dopo la Conferenza di Monaco, vale a dire il momento in cui per la prima volta le scintille tra Stati Uniti ed Europa si sono fatte calde. La tensione è diventata poi incandescente con la decisione dell’amministrazione Trump di condurre una trattativa direttamente con Mosca in maniera unilaterale e non coordinata. Né con l’Unione europea né con l’Ucraina. Forse nei corridoi della Casa Bianca risuonano le parole di Lavrov: «L’Europa cerca immediatamente di sabotare i nuovi equilibri politici, annunciando nuovi grandi pacchetti di aiuti militari a Kiev», ha detto il ministro russo in riferimento alla suggestione di inviare truppe di pace in Ucraina. «L’Europa incita Kiev a continuare a combattere».
L’esclusione dell’Europa e le (inutili) aperture di Rubio
Il vertice convocato d’urgenza a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron era solo la prima mossa per tentare di scuotere Donald Trump dal suo piano. Un tentativo fallito: nel giro di pochi giorni il presidente americano aveva ribadito la completa estraneità dell’Unione europea dai negoziati con il Cremlino e aveva definito «dittatore» il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Poi, lunedì 24 febbraio, la definitiva frattura tra Bruxelles e Washington, quando all’Assemblea generale dell’Onu gli americani hanno votato contro gli emendamenti europei a una bozza di risoluzione (ufficialmente, poi, gli Usa risultano essersi astenuti). Nelle due telefonate che Kallas aveva avuto con Rubio, l’Alto rappresentante aveva ribadito con forza la posizione di Bruxelles, nettamente contraria a qualunque tipo di concessione o “appeasement” al Cremlino. E soprattutto aveva insistito sulla necessità di aggiungere due sedie al tavolo delle trattative, una per l’Europa e una per Kiev. «Nessun accordo senza di noi, senza l’Ucraina o senza l’Europa funzionerà nella pratica», aveva detto lunedì prima di partire alla volta di Washington. Lo stesso Rubio aveva rassicurato il Vecchio Continente che – prima o poi – sarebbero stati invitati a partecipare ai negoziati. «La Russia cercherà di dividerci, non cadiamo nelle loro trappole», lo aveva avvertito Kaja Kallas. Parole almeno per ora cadute nel vuoto.