Perché Jannik Sinner ha accettato il patteggiamento della Wada: «Alla fine ha pagato solo lui»
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La squalifica di Jannick Sinner terminerà alla mezzanotte del 4 maggio. Include i due giorni già scontati dopo la positività al Clostebol che risale al 10 e 18 marzo 2024. Tornerà per gli Internazionali d’Italia, poi il Roland Garros. Oggi il Corriere della Sera riepiloga in un retroscena per spiegare come si è arrivati all’accordo con la Wada (l’agenzia mondiale antidoping). Il portavoce James Fitzgerald spiega che l’organismo ha avvicinato gli avvocati di Sinner in due occasioni. A fine gennaio e ai primi di febbraio. Lì è partita la mediazione per l’agreement sui tre mesi poi firmato venerdì 14. Dopo aver chiesto da uno a due anni al Tas di Losanna.
L’accordo
«La Wada si è resa conto che 12 mesi non sarebbero stati appropriati per un caso così particolare, derivato da circostanze molto specifiche (il riferimento è alla sostanza e alla quantità minima trovata nelle urine del tennista, ndr ). È per casi come quello di Sinner che l’articolo 10.8.2 del codice Wada è stato introdotto nel 2021», dice Fitzgerald. Il patteggiamento soddisfa entrambe le parti: «Noi vediamo riaffermato il principio della responsabilità dell’atleta verso i membri del team, e l’atleta non riceve una sanzione indebitamente dura». Anche se Sinner oggi paga in solitudine per l’accaduto.
Umberto Ferrara e Giacomo Naldi
L’ex preparatore Umberto Ferrara ha infatti portato negli Usa la sostanza vietata riponendola nel bagno della sua camera nella villa condivisa di Indian Wells. Mentre l’ex fisioterapista Giacomo Naldi l’ha utilizzata senza le precauzioni richieste. Anche loro erano soggetti al rispetto del codice. Come spiega l’articolo 2.9 del regolamento Wada: chiunque faccia parte dello staff di un atleta non deve «fornire assistenza, incoraggiamento, aiuto, istigare, dissimulare o favorire ogni altro tipo di complicità intenzionale o tentata complicità in riferimento a una qualsiasi violazione o tentata violazione del codice». E nemmeno (art. 2.6.2) «possedere qualsiasi sostanza o qualsiasi metodo proibito, salvo che non lo giustifichi con un’autorizzazione terapeutica concessa all’atleta che assiste o altra valida motivazione».
La Wada e l’Italia
Ma la Wada sostiene che le eventuali responsabilità dei due «sono di competenza dell’Itia o di Nado Italia», la nostra Agenzia antidoping. Itia giudica e sanziona il «personale di supporto» nei casi di match fixing e corruzione; Nado tratta le violazioni del Codice. Le valutazioni di Nado Al Corriere risulta che Nado abbia valutato la posizione di Ferrara e Naldi: non è stato aperto un procedimento perché, sulla base delle motivazioni del proscioglimento Itia, mancherebbe l’elemento dell’intenzionalità.
Per questo, spiega il quotidiano, Sinner sconta la punizione dal 9 febbraio (l’accordo prevede la possibilità di retrodatazione, che è stata fatta risalire al momento in cui è iniziata «una concreta discussione tra le parti»). Non rischia nulla per essersi allenato a Doha fino al 14 («la sanzione non era ancora finalizzata»). Ma vede la fedina «sportiva» irrimediabilmente sporcata. E la sospensione costituisce un precedente che non si cancella. In caso di nuova positività arriverà una pena raddoppiata.