Primo vertice Italia-Libia a Roma dopo il caso Almasri. Il pressing di Tripoli per il sostegno ai rimpatri volontari dei migranti
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Di Najeem Osama Almasri e della vicenda che ha portato a un’inchiesta penale a Roma e al deferimento dell’Italia all’Onu da parte della Cpi per il rilascio del generale accusato di omicidi e torture durante la gestione del carcere di Mitiga pare che non si sia parlato. Ma è un fatto che il vertice di oggi tra il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, e l’omologo del governo di unità nazionale libico Imad Trabelsi è il primo vertice ufficiale in tema immigrazione tra i due paesi, dopo i fatti di fine gennaio. Un vertice, svoltosi al Viminale, in cui si è discusso molto e soprattutto di rimpatri volontari assistiti dalla Libia. Da alcuni anni, infatti, le organizzazioni internazionali Oim e Unhcr, entrambe agenzie delle Nazioni unite, hanno avviato un programma in collaborazione con la Libia che prevede il rimpatrio dei migranti nei paesi di origine. L’intesa era stata siglata dieci anni fa, quando il ministro dell’Interno italiano era Marco Minniti, e fu fondamentale il ruolo dell’Italia per mettere in contato le agenzie Onu e le autorità libiche. Solo negli ultimi due anni, però, sempre su spinta dell’Italia, gli accordi sono entrati in una fase più operativa e stando ai soli dati dell’anno scorso, l’Oim aveva rimpatriato 80mila persone dalla Libia verso i paesi di origine.
I rimpatri volontari assistiti
La pratica dei rimpatri volontari assistiti dalla Libia è fortemente contestata da diverse organizzazioni umanitarie che sostengono che non di scelte volontarie si tratti ma di espulsioni mascherate, di persone sottoposte a trattamenti inumani nei centri di rimpatrio libici. Alcune associazioni (Asgi, ActionAid, A Buon Diritto, Lucha y Siesta, Differenza Donna, Le Carbet e Spazi Circolari) hanno recentemente presentando ricorso al Tar del Lazio, proprio contro la scelta del ministero degli Esteri di concedere un finanziamento all’Oim per sostenere i rimpatri volontari dalla Libia (l’udienza si è svolta lo scorso 8 gennaio). Nel 2024, infatti, il ministero degli Esteri ha finanziato con 7 milioni di euro il progetto dell’Oim “Supporto multi settoriale per migranti vulnerabili in Libia”, 1 di questi finanzia esclusivamente i viaggi di rimpatrio.
Quanti soldi e quando
E’ possibile che finanziamenti analoghi, al di là dell’esito di questo ricorso arriveranno anche quest’anno, eppure il governo libico preme perché l’Italia (che con la Libia, l’Egitto e la Tunisia ha un tavolo quadrilaterale permanente anche sul tema migrazioni) si faccia portavoce in Europa della richiesta di sostenere i rimpatri con finanziamenti anche europei. Un impegno che Piantedosi avrebbe assicurato di voler portare avanti, anche perché l’Ue già sostiene finanziariamente queste politiche anche se è evidente che l’Oim, come tante altre agenzie Onu, è destinata a soffrire rapidamente le conseguenze dell’azzeramento dei fondi da parte degli Stati uniti a guida Trump. Che il pressing libico si stia facendo più insistente, però, lo dice anche il fatto che due settimane fa Trabelsi ha avuto un incontro analogo anche con l’ambasciatore italiano in Libia, Alberini. Anche a lui ha rappresentato la richiesta di maggiori sostegni internazionali soprattutto sui rimpatri volontari.
La riunione in Libia
E infatti mentre si svolgeva la riunione a Roma, in Libia la Delegazione Ue permanente ha ospitato un incontro del “Migration Advocacy Talks” con le ambasciate dei paesi di origine dei migranti. A darne conto su X è stato Nicola Orlando, l’ambasciatore dell’Unione europea in Libia, spiegando che la discussione si è concentrata sulla «detenzione dei migranti» e che le priorità sono state individuate in «ritorni volontari più rapidi», «migliori condizioni di detenzione» con «cure mediche salvavita” e una «maggiore condivisione di informazioni» per evitare che i migranti cadano nelle mani di «trafficanti e contrabbandieri».