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Roma, denuncia il suo stupratore ma non chiede di punirlo. E la giudice lo “assolve”

27 Febbraio 2025 - 07:20 Alba Romano
tribunale roma sentenza stupro senza denuncia non luogo a procedere
tribunale roma sentenza stupro senza denuncia non luogo a procedere
«Non luogo a procedere» per un cittadino irakeno accusato di aver preteso un secondo rapporto sessuale gratis da una prostituta dopo aver pagato il primo

Una prostituta rumena di 55 anni ha denunciato uno stupro da parte di un suo cliente. Il cittadino irakeno accusato avrebbe preteso un secondo rapporto sessuale dopo il primo regolarmente pagato. Ma la quinta sezione del tribunale di Roma ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere nei confronti dell’imputato. Non per la mancanza di prove. Ma perché la presunta vittima nella denuncia non ha indicato «qualsivoglia richiesta di punizione». Secondo la giudice la donna si sarebbe limitata a riferire le violenze subite. Senza manifestare alcuna istanza punitiva.

Lo stupro e la punizione

L’edizione romana di Repubblica spiega oggi la ratio della sentenza. «Con la legge del 1996 si stabilisce che per poter avviare un processo per violenza sessuale è necessaria la querela, una dichiarazione di volontà con la quale la persona offesa chiede di procedere contro chi ha commesso il fatto», dice Antonella Faieta, presidente del Telefono Rosa. La testimonianza della sex worker, era una vera e propria “querela”, non è stata considerata tale dal collegio presieduto dalla stessa giudice in passato al centro delle polemiche per l’assoluzione di un bidello dell’istituto CineTv Rossellini.

Le motivazioni della sentenza

«La persona offesa si limitava a denunciare l’accaduto e a segnalarlo alle forze dell’ordine», si legge nelle motivazioni firmate dalla giudice Maria Bonaventura. «Senza manifestare, neppur implicitamente, alcuna istanza punitiva nei confronti dell’autore del reato». La decisione fa riferimento a passate sentenze della Cassazione. E a pesare probabilmente anche il fatto che la sex worker non si sia costituita parte civile. Né si sia presentata a testimoniare nel corso delle udienze. «Serve attenzione e dialogo: le donne che arrivano in commissariato possono essere sotto shock, spesso non sanno di avere diritto al gratuito patrocinio o all’assistenza dei centri antiviolenza», conclude Faieta.

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