Delitto di Garlasco, parla Andrea Sempio: «Capisco i tentativi della difesa di Stasi ma basta»


Andrea Sempio, indagato in concorso per l’omicidio di Chiara Poggi, per cui è stato condannato a 16 anni l’ex fidanzato Alberto Stasi, risponde secco alle domande fatte a Storie Italiane, su Rai1 se avesse agito o meno su Chiara. «Comprendo i tentativi che possa fare la difesa sua ancora negli anni, però arriva un punto in cui dico basta», ha detto l’amico del fratello della vittima, su cui si sono aperte nuovamente le indagini. «Questa vicenda va su due fronti: quello legale, e va bene, e quello mediatico che al momento ha il peso preponderante perché una cosa che cade non solo sulle mie spalle ma anche sulle persone che mi sono vicine, amici, famiglia, colleghi di lavoro, è un disastro che schiaccia tutti», ha concluso.
«Il mio dna in giro perché frequentavo la casa»
«Io non mi stupirei ci fosse mio dna in giro perché io frequentavo la casa», ha inoltre spiegato l’uomo. «Usavo gli stessi oggetti che usava lei, in camera di lei perché spesso andavamo a giocare lì. La cosa che mi dà da pensare è: ci fosse davvero il mio dna, e pensi che sia finito lì durante un’aggressione – ha aggiunto -, non dovresti averne una parte minima parte che si sa e non si sa e si rileva appena, dovreste averne tanto».
Il rapporto con Marco Poggi
A Marco Poggi il 37enne è ancora legato. «Ci siamo sentiti subito – racconta Sempio – il primo giorno. Lui subito mi ha chiamato. Ci diciamo le solite cose, di farci forza e che prima o poi passerà anche questa». Il suo stato d’animo «è un turbine: ci sono giornate in cui la tensione si allenta un po’ e ci sono i momenti in cui esce una qualche notizia, è un’alternanza tra momenti di quasi calma e momenti pesanti», ha detto l’indagato. Quando ha ricevuto l’avviso di garanzia «all’inizio non avevo neanche capito. Poi quando mi sono trovato davanti il foglio che diceva che era di nuovo per la vicenda di Garlasco, questa volta in concorso… ti crolla la realtà addosso, non sai più cosa ti sta succedendo. Sono dovuto andare dai miei e avvertirli: ‘Ci siamo di nuovo, siamo di nuovo dentro’».