Ai medici l’esclusiva di diagnosi e cure. Il ddl che potrebbe mandare in crisi i pronto soccorso (e non solo)


I medici potrebbero diventare gli unici a decidere, in modo esclusivo, diagnosi e prognosi e terapia del paziente, escludendo così psicologi, infermieri e altre figure professionali che oggi collaborano in modo integrato nella cura del paziente. È quello che si legge nell’articolo 1, comma 1, del ddl sulle prestazioni sanitarie, testo firmato e presentato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che domani sarà esaminato in commissione Bilancio prima di poter proseguire il suo iter in Aula. Già la settimana scorsa il ddl aveva suscitato un acceso dibattito, ma attorno ad un altro provvedimento, quello che propone una riduzione della copertura dei costi del Servizio sanitario nazionale per i trattamenti di cura delle persone non autosufficienti, che porterebbe, come conseguenza diretta, all’aumento delle rette a carico degli ospiti delle Rsa. E quindi delle loro famiglie. Ora è l’articolo 1 ad alimentare nuove e forti proteste tra gli ordini professionali.
Le operazioni d’emergenza
«Qualsiasi attività sanitaria svolta da un altro professionista che non sia un medico perderebbe di valore e rilevanza», a spiegarlo è il segretario nazionale del sindacato degli infermieri Nursind, Andrea Bottega. Il provvedimento avrebbe un impatto anche sulle operazioni legate all’emergenza e all’urgenza, dove la tempestività è essenziale. Basti pensare a quanto accade in pronto soccorso, dove la rapidità nell’intervento può fare la differenza tra la vita e la morte. «Queste operazioni, che spesso sono gestite inizialmente o anche esclusivamente dal personale infermieristico (già dal momento in cui il paziente sale sull’ambulanza) – aggiunge Bottega – verrebbero fortemente limitate, con il rischio di paralizzare il servizio e compromettere l’efficienza del sistema sanitario».
Carenza di medici
A complicare la situazione c’è anche un altro problema: la carenza di medici. In molte strutture, infatti, i camici bianchi sono pochi e non sempre disponibili (come accade nelle Rsa) il che rende difficile garantire una risposta tempestiva. L’introduzione del provvedimento potrebbe comportare un ulteriore rallentamento dei tempi di risposta, sovraccaricando ulteriormente il sistema sanitario.
Il ddl sulle professioni sanitarie
La richiesta del sindacato è di rimuovere l’articolo «perché non ha alcuna rilevanza per il provvedimento in discussione», spiega Bottega. Per il segretario nazionale di Nursind la questione andrebbe affontata nel disegno di legge sulle professioni sanitarie, collegata alla legge di bilancio. Attualmente alla Camera sono in corso le audizioni. Per Bottega quella sarà l’occasione giusta per affrontare in modo serio e strutturato la definizione di “atto medico”, un concetto che, al momento, non è chiaramente regolamentato dalla legge, definendo anche «gli ambiti e i limiti di ciascuna delle professioni sanitarie».
Guidolin (M5S): «Vecchi stereotipi»
«Ancora una volta, ci troviamo a fare i conti con vecchi stereotipi: la diagnosi è vista come un privilegio esclusivo del medico. Ma le professioni sanitarie sono cambiate molto nel tempo – a parlare è la senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Guidolin – Solo qualche decennio fa, il logopedista non esisteva nemmeno come figura professionale e l’infermiere non aveva una laurea. Oggi anche i tecnici radiologi giocano un ruolo chiave prima di passare il caso al medico. E gli infermieri riescono a diagnosticare, per esempio, una piaga da decubito da soli, senza l’ausilio dei camici bianchi». Un provvedimento «che ci riporta indietro di trent’anni – aggiunge la pentastellata- quando ogni professionista lavorava in compartimenti stagni. Invece di potenziare il lavoro di squadra, si rischia di far regredire il sistema sanitario».