«Gli Stati uniti ci chiedono di bombardare gli houthi con loro, ne discuteremo in Parlamento», l’allarme di Crosetto


Il ministro della Difesa, Giudo Crosetto, nell’intervenire davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, al fianco del titolare degli Esteri Antonio Tajani, segnala alcune novità che potrebbero condizionare lo scenario dei prossimi mesi, specie nel rapporto con gli Stati uniti. Secondo il ministro infatti, uno dei principali problemi del prossimo futuro è che «gli Stati uniti ci chiedono un impegno maggiore in Yemen»: «Gli Stati uniti vogliono coinvolgere più nazioni nel fare quello che fanno loro, vogliono un’azione diretta, paragonabile a quella del 1999 in Serbia perché pensano, sbagliando, che gli houthi siano più pericolosi di quanto non sono in realtà». Il riferimento del ministro è all’azione Allied force che avvenne nel 1999 e in cui dall’Italia partirono per mesi bombardamenti diretti in Serbia, senza l’autorizzazione dell’Onu che rifiutò l’appoggio. Allora la discussione fu molto aspra perché il Parlamento italiano fu informato solo quando l’operazione era già in corso. E’ questo il problema, dice, non tanto le chat in cui JD Vance insulta l’Europa e che, sottolinea, non hanno cambiato i rapporti né il grado di condivisione delle operazioni che è sempre alto e lo è stato anche nell’operazione di bombardamento di cui si parlava in quella chat. Il coinvolgimento diretto contro gli houthi non solo in funzione difensiva è tutt’altra e più seria questione, dice: «Non faremo come nel 1999 – sottolinea Crosetto – ne discuteremo in Parlamento».
L’Ucraina e la vittoria
A proposito della guerra di aggressione russa in Ucraina, Crosetto ribadisce: «Per l’Ucraina non ho mai parlato di vittoria. Quello che volevamo era una sconfitta politica, non militare. E l’abbiamo ottenuta: la Russia sperava di deporre il governo ucraino in tre giorni e non c’è riuscita ed è ancora li». I tempi, aggiunge, stanno cambiando rapidamente, «Se prima era l’epoca del dominio delle democrazie occidentali, temo sia iniziata l’epoca delle grandi potenze, e grandi potenze non significa democrazia per questo stiamo parlando della necessità di avere una difesa. A oggi abbiamo una difesa che non corrisponde a queste caratteristiche: è colpa di qualcuno? No, tutti pensavano che per la nostra difesa investissero gli Stati uniti. E’ cambiato il mondo, e io mi auguro che il governo intervenga per colmare alcune lacune, anche perché al momento non esiste un altro tipo di alleanza in cui mi sentirei sicuro che non sia la Nato».
L’ipotesi di esercitazioni e comandi europei
Non ci sono rotture con gli Stati uniti in tema di Difesa, dice, e non c’è nessun piano di difesa europea all’ordine del giorno. I primi passi però potrebbero esserci: l’Europa per la prima volta potrebbe fare «simulazioni e centri di coordinamento militari intra-europei. Noi ci siamo mossi per tempo in questa direzione. Anche la proposta che ha fatto von der Leyen va declinata in modo diverso. Non va bene che gli investimenti militari non pesano oggi ma possano pesare tra quattro anni, non è il tipo di eredità che vogliamo lasciare».