Gino Cecchettin sul femminicidio di Sara Campanella: «Gli uomini non accettano il rifiuto. Lo stalking è un segnale premonitore»


«Davanti al femminicidio di Sara Campanella penso alla mia Giulia, alla battaglia titanica che combattiamo contro un male radicato nella società». A esprimere il proprio dolore è Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa nel novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta. Con le sue parole, Cecchettin commenta l’uccisione di Sara Campanella, studentessa di infermieristica 22enne uccisa a coltellate per strada a Messina, dopo mesi in cui aveva subito stalking da parte di un compagno di università: Stefano Argentino. In un’intervista a cura di Rosario Di Raimondo per Repubblica, Cecchettin sottolinea come la battaglia contro la violenza sulle donne sia ancora lunga e necessiti di un cambiamento culturale profondo.
«Gli uomini non accettano il rifiuto»
«La mia vicinanza ai genitori di Sara è totale», afferma il padre di Giulia. «Stanno attraversando quello che ho vissuto io. Hanno il mio sostegno per qualsiasi cosa», afferma Cecchettin. Poi pone l’accento sulla difficoltà, per molte donne, di riconoscere segnali di pericolo. «Abbiamo generazioni di uomini che non accettano il rifiuto», commenta sottolineando l’importanza agire sullo stalking prima che questo sfoci in un assassinio. «Nel nostro caso, nessuno in famiglia se n’era accorto. Forse neanche Sara se l’aspettava. È importante parlare di stalking». Perché – insiste Cecchettin – «viene sottovalutata la pericolosità dello stalking. Quest’ultimo caso ci dice cos’è davvero: il passo prima del femminicidio. Chi subisce deve cogliere i segnali». Nella sentenza che ha condannato all’ergastolo Filippo Turetta non è stata riconosciuta l’aggravante degli atti persecutori.
«Non mi sorridi più come prima»
Per questo dico che bisogna far cultura: è una lesione della libertà anche reiterare qualche richiesta, spiega ancora Cecchettin riferendosi ai messaggi insistenti inviati da Stefano Argentino a Sara Campanella. «Non mi sorridi più come prima», scriveva il 27enne alla ragazza con cui non aveva mai avuto una relazione. «La mancanza di libertà e di fiducia non è amore», aggiunge Gino Cecchettin. «Questo caso è da analizzare per salvare altre donne. Ovunque vada tutti mi dicono che c’è un prima e un dopo Giulia. Io ci metto tutte le mie forze e penso che qualche passo avanti si stia facendo. Ma certi fenomeni sono così radicati che non basta un clic o una sola azione per cambiarli. Servono anni e l’impegno di tanti. Rispetto al reato di femminicidio il nostro team legale ha studiato il testo, è un primo passo nella giusta direzione ma c’è ancora da fare», conclude.