Ultime notizie DaziDonald TrumpElon MuskFemminicidi
ATTUALITÀAccoltellamentiArrestiFemminicidiGiovaniInchiesteMessinaOmicidiSiciliaStalkingUniversità

«Non mi sorridi più come prima»: così Stefano Argentino “il malato” ha ucciso Sara Campanella

stefano argentino sara campanella omicidio
stefano argentino sara campanella omicidio
L'incontro nelle aule dell'università. Il ritorno a casa nella notte prima dell'arrivo dei carabinieri. La «strategia molesta» nei confronti della ragazza e le parole alle amiche. Ora si cerca un complice

Stefano Argentino, 27 anni di Noto (Siracusa), fuoricorso a Tecniche di laboratorio biomedico a Messina. È lui ad aver ucciso Sara Campanella in viale Gazzi con una coltellata. «Dove siete che sono con il malato che mi segue?», è il testo dell’ultimo messaggio su WhatsApp mandato alle amiche. Il padre dell’indagato è un operaio e la mamma una casalinga. La famiglia gestisce anche una casa vacanze. Ha un fratello maggiore. Nel suo profilo Instagram è pubblicato un solo post, sei foto risalenti al novembre del 2017 di Melbourne in Australia. «Era schivo, poco empatico, riservato», dicono a Noto: «Se stava in una stanza nessuno faceva caso alla sua presenza». E c’è una frase detta a Sara: «Perché non mi sorridi più come prima?».

Come prima

Il padre di Stefano è un muratore. Quando i carabinieri sono andati a prenderlo nella casa vacanza dei genitori indossava ancora i vestiti che aveva addosso quando ha aggredito Sara. L’avvocato che ieri i familiari hanno scelto per lui, Raffaele Leone, non l’ha ancora incontrato. Oggi lo accompagnerà davanti al Gip per l’interrogatorio di garanzia. Argentino ha incontrato Sara nelle aule dell’università. Più grande di cinque anni e in ritardo con gli studi. La frase sul sorriso Sara l’ha raccontata alle amiche. Gli Argentino abitano al piano terra di una palazzina in via Principe di Piemonte. Stefano ha lavorato per qualche mese in uno dei bar dell’isola pedonale accanto alla Cattedrale. «Stefano non l’ho mai visto. So solo che ieri era tornato a casa e che in piena notte i genitori si sono trovati nell’appartamento i carabinieri», dice l’avvocato.

Antonino Fricano

Antonino Fricano, fidanzato di Sara, ha scritto un post sui social media per ricordarla. Oggi a La Stampa racconta: «Ma lei non mi parlava di lui. Io avevo solo compreso qualcosa. Era successo a dicembre: mentre eravamo insieme Sara aveva ricevuto un messaggio e poi non mi aveva dato spiegazioni. Io ho pensato che fosse lui». Lei invece lo definiva con le amiche «il malato». «No, non mi volle dire chi era e cosa volesse. Forse perché aveva paura di una mia reazione, che io facessi qualcosa. Io, però, al massimo, gli avrei voluto parlare per dirgli che era fidanzata con me, che la lasciasse in pace». E ancora: «Non mi era sembrata agitata: ripeto, ho avuto la sensazione che non me ne volesse parlare». «Però non mi ha detto chi fosse questa persona, non me lo ha mai voluto mostrare né dirmi il suo nome. Non mi parlava di lui, su questo era stata molto riservata, con me».

Il sorriso

Lunedì pomeriggio Argentino ha avvicinato due amiche e ha chiesto loro dove si trovasse Sara. Aveva poi visto che era rimasta indietro e aveva cominciato a seguirla. «Dove siete che sono con il malato che mi segue?», l’appello di lei su WhatsApp. In un’altra occasione l’amica Martina si era frapposta tra Sara e Stefano. Che – dice la pm Alice Parialò nel decreto di fermo – aveva una «strategia molesta» nei confronti della ragazza. «Perché non mi sorride più, quando mi incontra?», ha chiesto tempo prima Martina e Adriana.

L’ultimo atto

C’è il sospetto che qualcuno abbia coperto argentino subito dopo il delitto. Lo scrivono chiaramente, nel fermo, i pm messinesi: «soggetti terzi da identificare che, nelle immediatezze dei fatti», avrebbero aiutato il ragazzo a far perdere le proprie tracce. È l’ultimo atto investigativo prima di chiudere l’indagine.