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Aumentano le allergie di primavera, colpa dell’inquinamento: le città italiane dove il rischio è più alto e come difendersi

03 Aprile 2025 - 15:35 Gemma Argento
Allergie primaverili come difendersi
Allergie primaverili come difendersi
Anche in contesti urbani altamente inquinati esistono strategie concrete per ridurre l’esposizione agli allergeni e contenere i sintomi allergici

Stagione del risveglio e di temperature che si fanno più miti, dopo il rigido inverno la primavera è un sollievo sì, ma non proprio per tutti. Sono milioni gli italiani per cui l’arrivo della bella stagione coincide con l’esplosione di sintomi allergici, starnuti a raffica, occhi che bruciano, naso perennemente chiuso, nei casi più acuti anche forte tosse. Un fastidio sempre più diffuso e che la medicina ci conferma poter comparire d’improvviso anche in diverse fasi dell’età adulta: così come i sintomi, anche le cause appaiono molteplici, e una di queste è proprio il luogo dove si abita. Diverse città italiane rappresentano oggi ambienti dove è più facile contrarre allergie, il mix di agenti tipicamente allergici nell’aria e un certo livello di inquinamento può rappresentare un booster potente per lo sviluppo o il peggioramento della nostra sensibilità allergica. Di quali città si tratta e come difendersi?

Secondo il rapporto Mal’Aria di Città 2025 di Legambiente, Frosinone, Milano e Verona, sono tra le prime città italiane dove la primavera può essere molto difficile da respirare. L’alleato invisibile dei disturbi allergici nelle peggiori tre in classifica è proprio l’alto livello di inquinamento: come funziona la correlazione?

Smog e pollini, il possibile mix che aumenta la sensibilità allergica

L’aria delle grandi città italiane è carica di sostanze inquinanti, polveri sottili come PM10 e PM2.5, biossido di azoto (NO₂), ozono, residui di combustione. La ricerca scientifica parla chiaro, oltre ai danni riconosciuti per i polmoni, questi inquinanti sono in grado di interagire con i pollini, alterandone la struttura e il comportamento. L’esposizione all’alto livello di smog presente in diverse città italiane rende i pollini più frammentati, e quindi più capaci di penetrare nelle vie respiratorie. Non solo. Le sostanze inquinanti rilevate e citate da Legambiente sono in grado anche di modificare le proteine allergeniche presenti sui granuli di polline, rendendole più reattive e resistenti al nostro sistema immunitario che tenta di difendersi. Gli allergeni in buona sostanza diventano quindi più aggressivi.  

Oltre alle prime tre città in classifica, sono 25 su 98 le città italiane che in totale hanno superato i limiti di legge per il PM10. Dopo Verona, seguono Vicenza, Padova e Venezia. Non si salvano nemmeno Cremona, Napoli, Rovigo, Brescia, Torino, Monza, Modena, Mantova, Lodi, Pavia, Catania, Bergamo, Piacenza, Rimini, Terni, Ferrara, Asti e Ravenna. «Rispetto ai nuovi target europei previsti al 2030, la situazione si farà ancora più critica», spiega Legambiente, «sarebbero fuorilegge il 71% delle città per il PM10 e il 45% per l’NO2». 

Lo studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology mostra come esposizioni a NO₂ in soggetti sani sono in grado di aumentare il numero di cellule infiammatorie trovate nel liquido di lavaggio broncoalveolare. Questo si traduce in un possibile aumento di casi di rinite allergica, congiuntivite, asma stagionale e dermatiti. E ancora la ricerca Climate change and allergic disease e evidenzia come il cambiamento climatico possa influenzare la distribuzione, la quantità e la qualità dei pollini, nonché la durata delle stagioni polliniche, contribuendo all’incremento delle malattie allergiche.

Come difendersi dalle allergie primaverili: prevenzione, strategie e tecnologie

Non tutto è perduto. Anche in contesti urbani altamente inquinati, esistono strategie concrete per ridurre l’esposizione agli allergeni e contenere i sintomi allergici. Ecco le principali, spiegate nel dettaglio.

Monitorare i bollettini pollinici e della qualità dell’aria

Restare aggiornati sul livello di pollini presenti nell’aria e sull’indice di inquinamento atmosferico è uno strumento fondamentale per chi soffre di allergie stagionali. Numerosi siti e app forniscono previsioni giornaliere e settimanali sui principali allergeni, come le graminacee, la betulla o la parietaria. In Italia, il bollettino dell’Aerobiologia della Rete Italiana di Monitoraggio sulla piattaforma POLLnet, supportata dalla Società Italiana di Aerobiologia, è uno dei riferimenti più autorevoli. Anche app come Pollen+, MeteoAllergy, o ancora quelle dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA) offrono aggiornamenti utili in tempo reale. Sapere quando l’aria è più carica di pollini consente di pianificare meglio le attività quotidiane e ridurre l’esposizione nei momenti critici.

 Limitare l’attività fisica all’aperto nei giorni ad alto rischio

Durante le giornate con alta concentrazione pollinica, l’attività fisica all’aperto può amplificare l’inalazione di allergeni e scatenare sintomi più intensi. Lo sforzo fisico, infatti, aumenta la ventilazione polmonare, facilitando l’ingresso del polline nelle vie respiratorie. Nei giorni “rossi” o “arancioni” dei bollettini pollinici è consigliabile quindi evitare passeggiate nei parchi o viali alberati, soprattutto tra le 10 e le 17, quando il rilascio dei pollini è più intenso. Preferire attività in ambienti filtrati come piscine coperte e palestre indoor. In caso di precipitazioni, approfittare del momento post pioggia in cui l’aria appare temporaneamente più pulita e con una riduzione dei livelli di polline.

Utilizzare occhiali da sole e mascherine

L’uso di occhiali da sole ampi e avvolgenti aiuta a proteggere gli occhi dal contatto diretto con i pollini, riducendo sintomi come congiuntivite allergica, prurito oculare e lacrimazione. Le mascherine, che abbiamo ampiamente imparato a conoscere durante la pandemia da Covid, rimangono utili anche per chi soffre di allergie. I modelli FFP2 o chirurgici filtrano efficacemente molte particelle allergeniche sospese nell’aria e rappresentano quindi un altro efficace strumento per ridurre l’esposizione diretta al polline, offrendo in più anche un minimo di protezione contro inquinanti irritanti che possono peggiorare i sintomi.

Tenere le finestre chiuse durante il picco pollinico

In primavera è naturale voler arieggiare la casa ma per chi è allergico, aprire le finestre durante il giorno può significare riempire gli ambienti interni di pollini. Per questo gli accorgimenti utili saranno quelli di aerare le stanze all’alba o in tarda serata, quando i livelli di polline sono più bassi. Installare se possibile zanzariere antipolline alle finestre, con maglie tipicamente più fitte rispetto a quelle pensate esclusivamente per gli insetti. Utilizzare purificatori d’aria dotati di filtri HEPA, in grado di trattenere oltre il 90% delle particelle allergeniche presenti negli spazi chiusi.

Valutazione con allergologo la possibilità di una terapia desensibilizzante

La vaccinoterapia allergenica specifica (o immunoterapia) è l’unico trattamento che agisce alla radice dell’allergia, riducendo nel tempo la reattività del sistema immunitario agli allergeni. Dopo una diagnosi precisa tramite test allergologici, il medico specialista può prescrivere una terapia sublinguale o iniettabile che prevede la somministrazione controllata e progressiva dell’allergene responsabile. Questa strada porterà a benefici come la riduzione dei sintomi nelle stagioni successive, il minor uso di farmaci, la prevenzione nella comparsa di nuove allergie e un possibile effetto protettivo anche sull’evoluzione dell’asma.

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