Strage di piazza della Loggia, 30 anni a Marco Toffaloni: le testimonianze chiave. Ma non farà neanche un giorno di carcere


Il 28 maggio 1974, in piazza della Loggia a Brescia, un ordigno esplodeva dentro un cestino uccidendo otto persone e ferendone altre 102. Oggi, giovedì 3 aprile, 51 anni dopo la giustizia ha individuato chi quel giorno avrebbe posizionato la bomba durante una manifestazione sindacale. Il tribunale per i minorenni di Brescia ha condannato per strage a 30 anni di reclusione Marco Toffaloni, all’epoca dei fatti sedicenne e militante tra le fila più violente del movimento neofascista Ordine Nuovo. Sarebbe stato proprio il giovane veronese a compiere materialmente l’attentato di matrice nera, uno dei culmini della strategia della tensione che dilaniò l’Italia tra fine anni Sessanta e negli anni Settanta. L’imputato però, oggi 67enne e cittadino svizzero con il nome di Franco Maria Muller, probabilmente non farà nemmeno un giorno di carcere: Berna ha ripetutamente negato l’estradizione, anche in caso di condanna definitiva.
La condanna e le due testimonianze chiave
Otto ore di camera di consiglio, poi la condanna al massimo della pena prevista per un tribunale minorile. Il terrorista nero di Piazza della Loggia ora ha un nome e un volto, anche se in primo grado. A inchiodare Marco Toffaloni, come hanno sostenuto i pm Silvio Bonfigli e Caty Bressanelli, sarebbero state numerose testimonianze di conoscenti e esponenti di Ordine Nuovo. Su tutti Gianpaolo Stimamiglio, che ha riferito di un suo presunto incontro con il giovane veronese in un hotel di Peschiera del Garda durante il quale Toffaloni avrebbe detto: «A Brescia gh’ero mì». Senza celare, insomma, il suo diretto coinvolgimento nella strage. Altra testimonianza cruciale è stata quella di un ex vicino di casa: «Mi disse che stava scappando in Svizzera perché lo accusavano di aver incendiato delle auto, ma che non era vero. Mi disse anche che invece non lo stavano cercando per qualcosa di più grave in cui era coinvolto e per il quale all’epoca non era accusato».
La fuga in Svizzera e la posizione di Berna: «No all’estradizione»
Da anni Toffaloni, o meglio Muller, abita a Landquart, nel Cantone dei Grigioni. È a tutti gli effetti un cittadino svizzero e Berna, come ha già comunicato al tribunale di Brescia, non ha intenzione di fare eccezioni al suo dettato normativo. Dettato che, a differenza dell’Italia, prevede la prescrizione per il reato di strage. Il reato, dunque, in Svizzera risulta estinto. Che si tratti di condanna di primo grado o definitiva. Nel 2017 erano stati condannati all’ergastoo i due mandanti della strage: Carlo Maria Maggi, medico di Mestre allora referente del movimento Ordine Nuovo per il Triveneto, e Maurizio Tramonte, ex infiltrato dei Servizi che non avrebbe fatto nulla per impedire l’esplosione della bomba.