Dazi americani: per l’Italia un margine di trattativa? Gli indizi nel discorso del neo ambasciatore Usa a Roma


I dazi imposti dall’amministrazione Trump incombono sull’Europa come una spada di Damocle: un’imposta del 20% su tutti i Ventisette, Italia compresa. Una stangata che ha allarmato anche la premier Giorgia Meloni, la quale, dopo aver espresso ieri la sua contrarietà alla misura adottata, definendola «una scelta sbagliata», in mattinata ha annullato gli impegni in agenda per concentrarsi proprio sulle contromosse da adottare. Finora, la premier ha anche detto sempre di voler trattare con gli Usa assieme al resto dell’Unione, visto che tra l’altro la politica commerciale è materia di competenza Ue. Per Roma, però, potrebbe forse esserci margine di manovra. C’è una rotta che Meloni potrebbe seguire per difendere l’economia italiana e attenuare l’impatto delle tariffe americane. A tracciarla è stato Tilman Fertitta, l’uomo scelto da Trump come prossimo ambasciatore Usa a Roma, durante l’audizione di ieri in Commissione per gli Affari esteri del Senato americano. Come Pollicino, ha disseminato il suo intervento di tracce: segnali, indizi, forse persino una via d’uscita. Basta saperli interpretare. E, in fondo, lo ha detto chiaramente lo stesso Trump nel suo ordine esecutivo: «Questi dazi si applicheranno fino a quando non determinerò che le condizioni di base siano soddisfatte, risolte o mitigate». Il primo tassello da cui partire passa per i rifornimenti energetici.
La questione energetica
Fertitta, amico personale del tycoon e patron della squadra di basket Huston Rockets, non usa mezzi termini: «Da una prospettiva energetica, vorremmo davvero che l’Italia stringesse più accordi con le aziende americane e riducesse l’acquisto di energia dalla Libia e da altri Paesi». Una dichiarazione, riportata da Il Messagero, che non lascia spazio a dubbi, mettendo in chiaro la direzione che l’amministrazione Trump intende prendere nei rapporti economici con l’Italia. Il tema dell’approvvigionamento energetico è da sempre un nodo cruciale, in particolare per un Paese come l’Italia, che non dispone di giacimenti di petrolio propri. Con l’escalation del conflitto tra Russia e Ucraina, l’Italia ha dovuto rivedere le sue fonti di approvvigionamento, orientandosi sempre di più verso la vicina Africa, che oggi è la principale area di fornitura energetica, con un importo che copre il 36,1% delle nostre importazioni, segnando una crescita del 6,6% rispetto al 2023. In particolare, la Libia ha giocato un ruolo fondamentale, con l’Italia che ha importato oltre 10 milioni di tonnellate di petrolio nel 2024. Quelle del neo ambasciatore però non sono parole vacue: ha riferito «di averne già discusso con le compagnie petrolifere americane». In questo contesto, l’approvvigionamento energetico potrebbe trasformarsi in un elemento fondamentale nella trattativa per ottenere una contropartita favorevole a Roma.
Il 2% di investimenti in difesa
Ribadita e ribadita in più in occasioni, c’è poi la questione degli investimenti nella difesa Nato. Ci è ritornato ieri lo stesso Fertitta. L’attuale 1,6% impegnato «non è assolutamente sufficiente. Dobbiamo – ha detto sempre parlando dell’Italia – arrivare al 2%». Un target quanto meno avvicinabile rispetto al 5% richiesto da mesi dallo stesso Trump oltre che dal segretario di Stato Usa Marco Rubio. Oggi, anche il vicepremier Antonio Tajani è intervenuto sulla questione, dichiarando che l’Italia è «pronta ad arrivare al 2%» nelle spese per la difesa, ma ha anche messo in chiaro una difficoltà: «Se si chiede di arrivare al 5% e contemporaneamente si pongono i dazi, è un po’ difficile fare entrambe le cose».
Sempre meno Cina
Infine, l’ultima condizione, imprescindibile, riguarda la riduzione della presenza cinese in Italia. Il neoambasciatore Usa ha elogiato la premier Giorgia Meloni per essersi sfilata dalla Nuova Via della Seta, il progetto di cooperazione internazionale firmato durante il governo Conte Uno con Xi Jinping. Tuttavia, si è detto preoccupato per le undici stazioni di polizia cinesi presenti sul territorio italiano, considerate come una sorta di roccaforte del Partito comunista cinese in Italia. Meloni dovrà destreggiarsi tra questi delicati equilibri.