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Prezzi più alti, meno lavoro e mutui più costosi: quali sono gli effetti peggiori dei dazi di Trump

03 Aprile 2025 - 10:05 Antonio Di Noto
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Ci vorrà ancora tempo per valutarli. I timori degli economisti sono seri, ma alcuni sono più ottimisti di altri

Che effetto avranno i dazi annunciati ieri da Donald Trump? Ci vorranno alcuni mesi per avere una risposta definitiva. Ma in queste ore gli esperti ragionano non solo sulle conseguenze a livello macroeconomico, ma anche sugli effetti diretti nelle tasche di ciascuno di noi. L’idea di quelli che Trump definisce «dazi reciproci» è azzerare il deficit commerciale degli Usa con i Paesi colpiti, spiega l’ufficio esecutivo della presidenza americana. In pratica, riportare la spesa degli americani negli Usa, per evitare che a beneficiare di quel denaro siano altre parti del mondo. Il valore dei dazi applicati a ciascun settore e a ciascun Paese, è calcolato a partire dalla quantità di scambi con gli Usa, tenendo in considerazione domanda, offerta, e differenze di prezzo.

Come funzionano i dazi reciproci di Trump

Il tutto rientra in una formula da cui risulta la tariffa che dovrebbe equilibrare gli scambi. Per questo, i numeri mostrati da Trump non equivalgono alle tasse applicate dai Paesi esteri agli Usa, ma dipendono dalla differenza nella quantità tra i beni importati negli Usa e quelli esportati verso quei Paesi. Per questo, Paesi come il Vietnam (46%) sono stati colpiti da dazi particolarmente alti. Nello Stato del Sud Est asiatico la manodopera costa poco; i beni prodotti sono molti; e i Paesi ricchi come gli Usa li importano in massa. Un’azienda che produce in Vietnam, ad esempio, è Nike. D’altro canto, i vietnamiti raramente importano i costosi prodotti Made in Usa. Da qui derivano gli alti dazi applicati ad Hanoi.

1 – I prezzi potrebbero salire (oppure scendere)

L’Unione Europea è stata colpita da un dazio del 20%. I dazi verranno pagati da coloro che importano beni esteri negli Usa. Ciò significa che – fa notare l’economista Clarissa Hahn della Oxford Economics alla Bbca subire l’impatto saranno inizialmente gli importatori americani. Ovvero coloro che negli Usa acquistano beni provenienti dall’estero e dall’Europa in particolare, che avranno un prezzo maggiore. Tuttavia, nel medio periodo, secondo alcuni economisti, questo fenomeno potrebbe portare a una diminuzione degli scambi. L’Europa esporterebbe di meno e il valore dell’euro potrebbe risentirne. Viceversa, il dollaro potrebbe rafforzarsi. Dunque, il costo che gli europei dovrebbero pagare per importare beni dovrebbe aumentare, facendone salire i prezzi e il loro impatto sulle nostre tasche. Altri economisti sostengono invece che le aziende produttrici cercheranno di abbassare i prezzi per mantenere quote di mercato negli Usa, portando a una riduzione del costo anche per gli europei.

2 – I posti di lavoro potrebbero diminuire

A essere colpiti potrebbero essere anche molti posti di lavoro. Se i dazi dovessero risultare in una riduzione delle importazioni da parte degli Usa di prodotti europei e italiani e le aziende nostrane dovessero fallire nella ricerca di nuovi mercati, le tasse di Trump, di fatto, ridurrebbero la produzione totale e dunque la necessità di lavoratori, che potrebbero così rimanere disoccupati. In Italia è particolarmente esposta la filiera alimentare, con alcuni prodotti di punta come il Parmigiano Reggiano che rischiano di perdere il primo mercato estero. Anche il vino, per cui gli Usa sono il secondo mercato estero potrebbe trovarsi nella stessa situazione. E trovare un mercato alternativo non è semplice.

3 – I tassi di interesse e l’inflazione potrebbero salire (mutui più costosi)

Infine, c’è l’effetto sull’inflazione. Se i dazi risulteranno in aumento generalizzato dei prezzi dei beni di consumo, questo incremento nel lungo periodo influirebbe sull’inflazione, facendola salire nuovamente dopo un periodo di discesa imboccato in seguito alla fase più critica, iniziata con la guerra in Ucraina. Per questo, evidenziano ancora gli economisti consultati dalla Bbc, le banche centrali potrebbero tenere alti i tassi di interesse, o tornare ad aumentarli. L’obiettivo è ridurre la circolazione del denaro e dunque la domanda, così che l’inflazione torni ad abbassarsi, dato che uno dei motivi per cui il denaro perde valore, è l’aumento dei prezzi dei beni conseguente alla forte richiesta da parte dei mercati, soprattutto quanto questi beni scarseggiano. Tassi di interessi più alti comportano spese maggiori, soprattutto nel momento in cui si richiedono mutui e prestiti.

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