Femminicidi, il prof Ammaniti: «I giovani inadeguati sul piano delle emozioni e dell’affettività»


Massimo Ammaniti, psicoanalista, dice che le storie di Sara Campanella e Ilaria Sula sono «diverse ma che vedono protagonisti ventenni in piena adolescenza che può arrivare fino ai 25 anni, studenti universitari, istruiti. A Messina, Sara non aveva nessun legame con quel ragazzo, chiuso, isolato per cui lei rappresentava la liberazione, un ideale impossibile da raggiungere che deve aver provocato un blackout nella sua testa. A Roma, invece siamo di fronte allo schema classico di una relazione che finisce e di un giovane uomo che non tollera di essere abbandonato. Quello che colpisce è il problema della inadeguatezza di molti giovani sul piano delle emozioni e dell’affettività».
Un trofeo da possedere
In un’intervista a Repubblica il professore dice che «ci troviamo di fronte a ragazzi che non sono in grado di raggiungere una maturità affettiva. Mi interrogo sul senso di introdurre nelle scuole l’educazione all’affettività. Qui non è questione di teoria, è troppo semplicistico. Il lessico delle emozioni lo si impara in famiglia, l’affettività va vissuta». E nel colloquio con Alessandra Ziniti aggiunge: «Anche oggi, nonostante i tempi siano cambiati, tra gli uomini resistono pregiudizi e stereotipi mentali. Su tutti quello che la donna è un trofeo da possedere, anche tra gli adolescenti. Il maschio ha una storia, per crescere deve staccarsi dalla madre e questo processo viene vissuto come una perdita, che poi rimane. Quando instaura una relazione sentimentale è come se questa lo dovesse ripagare di quella perdita, come fosse centrale per la sua identità. Per questo quando, invece, viene abbandonato da una donna scatta la rabbia, il risentimento, il desiderio di distruggere la persona che l’ha lasciato».
Le denunce
Infine, sulle denunce: «Non dobbiamo stancarci di ripetere alle nostre figlie, nipoti, sorelle l’importanza di imparare a capire quali sono le relazioni a rischio. La gelosia non è mai una forma di amore. Il possesso, il controllo sono solo forme di sopraffazione davanti alle quali deve sempre scattare un campanello di allarme nella consapevolezza che l’innamoramento può rendere ciechi. Parlarne, sempre, con familiari e amici può salvare la vita. Non bisogna alimentare paure, è giusto aiutarle ad aprirsi ad una relazione sentimentale, ma metterle in guardia davanti a certi comportamenti è per tutti noi un dovere ineludibile».