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Milano, 15 giorni di sospensione per 1 ora di occupazione. La decisione della preside diventa un caso: «Noi studenti umiliati come criminali»

03 Aprile 2025 - 19:12 Ygnazia Cigna
liceo moreschi occupazione
liceo moreschi occupazione
I genitori si sono schierati con i figli: «Una pena del tutto sproporzionata». Ma la dirigente del liceo Moreschi resta irremovibile

Tensione e proteste al liceo Nicola Moreschi di Milano dopo una raffica di provvedimenti disciplinari che hanno colpito 17 studenti, sospesi dai 2 ai 15 giorni. La sanzione è arrivata per un’occupazione durata circa un’ora, avvenuta il 16 marzo, e ha scatenato una dura reazione da parte delle famiglie e degli studenti. I genitori si sono schierati con gli alunni: «Una pena del tutto sproporzionata rispetto ai fatti», dicono. Gli animi nella scuola si sono accesi quando è arrivata la decisione della dirigente scolastica, Carmela Tuè, di cancellare una delle due giornate concordate di assemblea autogestita previste per il 12 e il 13 marzo. Gli alunni avevano lavorato a lungo per organizzare incontri con ospiti esterni e dibattiti su temi di loro interesse. La revoca improvvisa, giustificata con l’alto numero di assenze registrato durante l’ultima assemblea d’istituto, è stata accolta con scetticismo: «Abbiamo verificato i dati, il tasso di assenze era molto più basso del 49% dichiarato dalla preside», commenta a Open uno studente del liceo.

L’occupazione lampo e la mail della preside

Di fronte a quello che percepivano come un’ingiustizia, i ragazzi hanno dato il via a una serie di proteste: prima con picchetti all’ingresso e la distribuzione di volantini, poi con l’occupazione-lampo della scuola, avvenuta giovedì 16 marzo. Una cinquantina di studenti hanno chiuso gli ingressi con catene, impedendo l’accesso a docenti e compagni. Tuttavia, l’arrivo della Digos chiamata dalla preside ha fatto sfumare rapidamente l’iniziativa, e le lezioni sono riprese già dalla seconda ora. Nei giorni successivi, la preside ha inviato una comunicazione ufficiale ai genitori, specificando che non avrebbe accettato giustificazioni di assenza sul diario con motivazioni come «picchetto» o «sciopero», ma solo per ragioni di salute o altre cause previste dal regolamento.

La raffica di sospensioni: «Interrogatorio inquisitorio»

E poco dopo è arrivata la risposta della scuola all’occupazione lampo: i docenti hanno convocato consigli di classe straordinari, da cui sono uscite 17 sospensioni. Ma la selezione degli studenti sanzionati lascia perplessi molti ragazzi: «Eravamo in cinquanta, ma solo in 17 abbiamo ricevuto provvedimenti. Non sappiamo se sia dipeso dall’identificazione o da una scelta mirata per non allargare troppo il caso. Anche la durata delle sospensioni varia. Alcuni hanno preso due giorni, altri quindici. Ci è sembrato che la preside abbia deciso le sanzioni in base a chi si mostrava più pentito durante il consiglio. Si è parlato di trascinati e trascinatori per differenziare gli alunni, ma ognuno ha deciso con la propria testa», spiega uno studente. «Nei consigli di classe molti di noi hanno subito un vero e proprio interrogatorio inquisitorio».

Genitori schierati con gli studenti

Dopo i fatti, i genitori riferiscono di aver chiesto la convocazione di un consiglio straordinario per discutere la questione, ma la preside ha rifiutato la richiesta, chiudendo ogni possibilità di confronto diretto e ha optato per le sospensioni. I rappresentanti d’istituto hanno quindi scritto una lettera. «Pur rispettando le regole della comunità scolastica, riteniamo che le sanzioni siano sproporzionate rispetto ai fatti. Il dialogo e il confronto devono rimanere strumenti fondamentali della crescita educativa», si legge. «Le difficoltà e le ingiustizie fanno parte della vita, ma non per questo dobbiamo smettere di lavorare per migliorare il contesto in cui i nostri ragazzi crescono e studiano».

La posizione della preside

Nonostante le richieste dei genitori e degli alunni, la preside sembra irremovibile. La dirigente si è detta «delusa» dal grande numero di assenti nelle aule dove dovevano essere presenti gli esperti esterni. Per questo, ha ritenuto che non fosse necessario e utile concedere due giorni di assemblea, ma solo uno. «Quando si chiede qualcosa e non la si ottiene, si obbedisce, non si occupa. Questo devono imparare i ragazzi», ha detto al Corriere. «I provvedimenti disciplinari? Sono coerenti al regolamento in vigore alla nostra scuola. Non ho negato alcun diritto, l’assemblea di aprile si terrà regolarmente», ha aggiunto.

Gli studenti: «Trattati come criminali»

«Ci sentiamo soli, inascoltati, immersi in un ambiente rigido, degradato e privo di senso di comunità. La preside non ha colto questo disagio e ci ha trattati come criminali: ci ha denunciato, ci ha detto che siamo caduti nella sua trappola, che non le facciamo paura, non voleva parlassimo ai consigli ma solo che chiedessimo scusa e non parlassimo più», denunciano alcuni studenti in una lettera a Open. «Ci ferisce profondamente il suo abuso di potere, che si manifesta nella sproporzione della punizione che può infliggerci. Ancora una volta, l’unico obiettivo sembra essere quello di imporci obbedienza», aggiungono. Nonostante le tensioni, i ragazzi ribadiscono che la loro protesta non aveva intenti distruttivi: «Siamo e vogliamo essere pacifici. Non abbiamo causato danni. Ci siamo sentiti spinti a quell’azione perché percepivamo che il dialogo con la scuola fosse ormai impossibile».

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