«Il vaccino contro l’herpes zoster previene la demenza». Lo studio dell’Università di Stanford e le possibili implicazioni


Il vaccino contro l’Herpes Zoster, noto anche come fuoco di Sant’Antonio, previene la demenza senile. È questa la concreta ipotesi che emerge da un nuovo studio effettuato su 280 mila anziani gallesi. Nel corso della ricerca, coloro che hanno ricevuto il vaccino noto come Zostavax hanno mostrato nei sette anni successivi una probabilità ridotta del 20% di contrarre la malattia rispetto a chi non si era sottoposto all’inoculazione del farmaco. Per la prima volta possiamo affermare con maggiore certezza che il vaccino contro l’herpes zoster causa una riduzione del rischio di demenza. «Se l’effetto è davvero causale, ci troviamo di fronte a una scoperta di enorme importanza», ha commentato Pascal Geldsetzer, uno degli autori dello studio pubblicato ieri su Nature e docente di medicina e salute pubblica all’Università di Stanford.
La campagna vaccinale e l’esperimento
Una correlazione tra la riduzione dell’incidenza della semenza senile e il vaccino contro l’Herpes Zoster era già stata ipotizzata a partire dal 2006, ma fino ad ora nessuno studio era riuscito nella missione di effettuare una verifica tanto sistematica. In questo caso, gli scienziati si sono avvalsi di una particolare regola applicata alla campagna vaccinale del 2013 in Galles. Questa disponeva che, dal 1° settembre 2013, le persone nate dal 2 settembre 1933 in avanti sarebbero diventate idonee per il vaccino Zostavax, mentre le persone più anziane ne sono state escluse. La scelta anagrafica ha creato un esperimento naturale in cui la popolazione anziana è stata nettamente divisa in due gruppi a seconda del loro accesso al vaccino.
Gli altri vaccini
Ciò ha permesso ai ricercatori di confrontare i tassi di demenza nelle persone anziane nate a distanza di poche settimane ma divise dalla data prescelta. Dopo aver tenuto conto del fatto che non tutti coloro che avevano diritto al vaccino lo hanno ricevuto, i ricercatori hanno scoperto che la vaccinazione ha portato a una riduzione del 20% del rischio di demenza, con effetti migliori della media per le donne. Si stima una persona su tre sviluppi la demenza senile nel corso della propria vita. Si tratta di una patologia impossibile da curare, anche se esistono farmaci che possono rallentarne il decorso. Gli autori dello studio sono ora alla ricerca di finanziatori per realizzare ulteriori test clinici, eventualmente confermare i risultati e capire in che modo il vaccino combatte la demenza. Altri test andranno svolti su un vaccino simile, lo Shingrix, anch’esso considerato capace di ridurre il rischio di contrarre la patologia tipica dell’età avanzata.