J-Ax e i social che promuovono l’aggressività: «C’è un algoritmo che vuole solo far guadagnare chi lo ha messo in rete»


Il rapper J-Ax dice che la politica permette ai padroni dei social di basare il loro business sull’aggressività. E sostiene che alla base di tutto ci sia un algoritmo che «non ha nulla di buono se non far guadagnare chi lo ha messo in rete». J-Ax ha parlato a Verbania, ospite di La Stampa. L’ha intervistato Luca Dondoni. Il discorso parte dalla Serie Adolescence: «Dico subito che non mi sono identificato nel papà del protagonista. Non mi sento un tramite fra la mia generazione e i ragazzi, non ho la password dei loro cervelli. Magari riesco a comunicare agli adolescenti e ai preadolescenti nel giusto modo ma penso che il focus di Adolescence sia l’oppressione che i social stanno operando sui ragazzi. Siamo tutti vittime di un bullismo digitale dilagante».
Il bullismo digitale dilagante
E ancora: «Credo che la politica stia permettendo ai padroni dei social di basare il loro business sull’aggressività, con contenuti che facciano arrabbiare le persone. In America lo chiamano “rage posting”. Siamo arrivati al punto per cui non sappiamo nemmeno se quelli che postano cose per farci arrabbiare lo pensino davvero o solo per scaldare l’algoritmo che favorisce la loro visibilità. I padroni dei social guadagnano sulla nostra presunta rabbia».
Una soluzione «la dovrebbe dare la politica, così come esiste la Commissione di Vigilanza Rai perché non istituiscono una Commissione di Vigilanza Social? Il nostro compito di genitori è tenere il più lontani possibile i nostri figli dai social o almeno far capire loro che chi li sta influenzando, indirizzando, facendo arrabbiare, incuriosendo è un signore che si chiama algoritmo e non ha nulla di buono se non far guadagnare chi lo ha messo in rete. Con mia moglie c’è molto dibattito su questo, litighiamo sul “tempo social” che dovremmo concedere a Nicolas».
L’intelligenza artificiale
Dice di non aver paura dell’intelligenza artificiale: «Mi sono diplomato in informatica e sono certo che ci vorrà del tempo prima che prenda il posto dell’uomo. L’unica cosa che può fare in questo momento è generare tutta una serie di cose molto velocemente, ma che sarò io a scegliere. L’uomo sceglierà ciò che farà l’AI, ma non penso che il problema sia nell’AI in sé. Il problema saranno gli uomini che la gestiranno. Direi che non dobbiamo averne paura».
Infine, il ricordo del suo produttore storico Fausto Cogliati: «Ci ho messo dei mesi per riprendermi perché sono stato il primo che ha saputo la notizia. Settimane dopo il funerale io e suo figlio siamo andati nel suo studio per mettere a posto delle cose e abbiamo trovato una cartella con scritto: Ax. Ho avuto un brivido e mi è venuto un fiume di parole che sto scrivendo per ridere in faccia ai guai e a una vita carogna. Glielo devo».