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Giorgetti pressa l’Ue dopo i dazi: «Rivedere il Patto di Stabilità per aiutare le aziende». Tajani: «Imprenditori, non scappate dall’Italia»

05 Aprile 2025 - 12:24 Ugo Milano
dazi usa trump giorgetti tajani
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Il ministro dell'Economia invoca cautela: «Sangue freddo, no a guerra economica». Il vicepremier gli fa eco: «Controdazi? Valutiamo»

Che i dazi imposti da Donald Trump siano una grana cosmica per l’Unione europea, e anche per l’Italia, lo dicono più chiaramente di tutti le Borse in profondo rosso. Dal governo – almeno ufficialmente – filtra però un certo grado di fiducia sugli esiti di un approccio «pragmatico e razionale» che dovrebbe essere preso di esempio da tutti i Paesi del Vecchio Continente. Questa la sicurezza del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel messaggio inviato al Forum Teha-Ambrosetti in corso a Cernobbio. Il ministro dell’Economia ricalca la posizione già anticipata dalla premier Giorgia Meloni nei giorni scorsi: la necessità di una strategia calibrata che permetta agli Stati membri dell’Ue di liberarsi dalla «gabbia» delle regole Ue, a partire dai limiti stringenti di Green Deal e Patto di stabilità. Guardando alla possibile deregolamentazione europea, Giorgetti anzi allarga il campo, evocando il rilassamento pure delle norme sugli aiuti alle imprese.

Il protezionismo di Trump: «Non pigiamo il bottone del panico»

Giorgetti sostiene che i dazi di Trump siano figli di una «tendenza al protezionismo» già iniziata con l’ex presidente Joe Biden e che ci costringe a rivalutare «la politica della globalizzazione che dagli anni Novanta è in una crisi molto evidente». Le decisioni dell’inquilino della Casa Bianca sarebbero da etichettare esclusivamente come «puro business», e quindi «basata su criteri commerciali, utilitaristici ed economici». A prescindere che il governo destinatario delle tariffe aggiuntive sia liberal-democratico, socialista «o addirittura comunista». Di fronte a un mondo in profondo cambiamento l’obiettivo dichiarato del governo, dice il ministro, è quello di una «de-escalation» con Washington: «Non bisogna pigiare il bottone del panico». E bisogna al contempo scendere a patti con la Casa Bianca tutti insieme, perché la natura dell’Ue – ha ricordato Giorgetti – è quella di «mercato europeo». Che quindi deve prendersi carico della questione economica come un blocco unico.

La risposta ai dazi? «Sangue freddo e stop al Patto di stabilità»

Alla «irrazionalità» delle reazioni della Borsa, il ministro dell’Economia contrappone il «sangue freddo» necessario per evitare che l’adozione di una politica di controdazi – come quella annunciata dall’Unione europea – «possa essere semplicemente dannosa per tutti e per noi». Ecco perché è necessario prendere contromisure anche all’interno dei confini comunitari. Giorgetti si è appellato in particolare all’articolo 25 del Patto di stabilità, che permette agli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta in caso di grave congiuntura negativa. Purché, ovviamente, la sostenibilità di bilancio nel medio termine non ne risulti compromessa. Insomma, la richiesta a Bruxelles è chiara: Roma ha bisogno di finanziare più del previsto i settori e le imprese danneggiate. E questo andrebbe consentito tramite una sospensione delle regole del bilancio europeo, un po’ come l’Ue aveva permesso – con logica vincente – ai tempi della pandemia Covid.

Tajani: «Lavoriamo per ridurre i dazi, le imprese non scappino»

La questione dazi ha tenuto banco anche al consiglio nazionale di Forza Italia, dove il vicepremier Antonio Tajani si è soffermato sul problema della possibile delocalizzazione di aziende per evitare la scure dei dazi: «Scappare dall’Italia sarebbe un atto non coerente con quello che dovrebbe fare un imprenditore italiano». Al contempo, però, il ministro degli Esteri si è detto consapevole della necessità di una risposta agli Stati Uniti: «I contro-dazi? Stiamo valutando, la scelta deve essere europea. Se poi diventa indispensabile intervenire per dare un segnale politico lo si potrà fare ma non in un’ottica di escalation». Tajani è poi arrivato a porre un obiettivo numerico: «Riduzione dal 20% al 10% delle tariffe, per arrivare a dazi zero». Anche perché, ha ricordato, «Ue e Usa sono due facce della stessa medaglia».

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