Soccorritori palestinesi uccisi a bruciapelo a Gaza, il video che inchioda Israele: «Gli hanno sparato addosso per 5 minuti di fila»
Un video riemerso dal buio di Gaza sembra inchiodare l’esercito israeliano a gravi responsabilità rispetto a quanto accaduto nei dintorni di Rafah lo scorso 23 marzo. Domenica scorsa, dopo giorni di ricerche di un team di paramedici e soccorritori palestinesi scomparsi, l’Onu e la Croce Rossa avevano ritrovato in una fossa comune i corpi di 15 persone. Proprio le persone di cui s’era persa ogni traccia da quando non erano più rientrati da una missione di soccorso nella notte del 23 marzo. «Sono stati uccisi dalle forze israeliane mentre erano impegnati a cercare di salvare vite», aveva accusato il vice-segretario generale dell’Onu per gli affari umanitari Tom Fletcher. Israele aveva sostenuto in risposta che i suoi soldati avevano ingaggiato lo scontro a fuoco perché il gruppo di palestinesi «avanzava in maniera sospetta» e e non si era fatto riconoscere come appartenente a una missione di soccorso: «si muovevano senza coordinamento o luci di emergenza». Ora un filmato, mostrato venerdì all’Onu e ottenuto dal New York Times, contraddice platealmente quella versione: nel video, girato dall’interno di una delle auto poi prese di mira, si vedono chiaramente i medici o paramedici di ambulanza e vigili del fuoco muoversi su una strada con le rispettive divise fluorescenti, le luci d’emergenza dei veicoli accese. I soccorritori si sono fermati in quel punto perché un’auto è finita fuori strada e si è ribaltata. Ma a finire sotto una pioggia di proiettili, poco dopo, sono proprio loro: nel filmato diffuso dal Nyt, che poi diventa buio, si sentono partire i colpi. Proseguiranno senza interruzione per 5 minuti.
Il video mostrato all’Onu e il destino del «regista»
Il video è stato recuperato dal telefonino di una delle persone trovate morte nella fossa comune nel sud della Striscia. Non si conosce il suo nome perché la famiglia teme ora ritorsioni. La Croce Rossa l’ha però mostrato integralmente in una conferenza stampa convocata ieri al Palazzo di Vetro dell’Onu. La portavoce della Mezzaluna Rossa palestinese, Nebal Farsakh, ha detto parlando da Ramallah che l’autore del video era un paramedico che è stato trovato poi ucciso con un proiettile in testa. Nell’estratto pubblicato dal New York Times lo si sente pronunciare la professione di fede islamica nonappena si rende conto di essere in grave pericolo. «Non c’è Dio all’infuori di Dio, Maometto è il suo messaggero». Poi, la richiesta di perdono alla madre per «il percorso che ho scelto – quello di aiutare le persone». Un documento drammatico, al quale Israele per il momento non ha reagito.