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Il lavoro interrotto, Vlahovic, la solitudine del mister: parla Thiago Motta dopo l’esonero dalla Juventus

Thiago Motta
Thiago Motta
L'allenatore mandato via da Giuntoli: il progetto non è andato come avevo immaginato

A due settimane dal suo esonero parla Thiago Motta. L’allenatore cacciato dalla Juventus in un colloquio con Walter Veltroni sul Corriere della Sera dice che il suo lavoro «è stato interrotto quando eravamo a un punto dal quarto posto in classifica che era, a inizio stagione, l’obiettivo prioritario. Quando ho accettato questo incarico, con grande entusiasmo, sapevo che sarebbe stato un progetto triennale, fondato su una profonda rivoluzione della squadra, sul suo radicale ringiovanimento. So benissimo che, in squadre del livello della Juve, bisogna vincere. Tanto più dopo anni nei quali questo non è accaduto. Il progetto non è sicuramente andato come volevamo o come avevamo immaginato».

Lavoro interrotto

Motta parla delle cose che cambierebbe se potesse: «Nelle ultime due partite abbiamo giocato male e quindi certamente cambierei le mie scelte. Nessuno che non sia arrogante nega i propri errori. Ma non accetto che si butti via tutto il lavoro fatto. Una squadra tutta nuova, falcidiata dagli infortuni, stava per raggiungere l’obiettivo prefissato. Ma io ho accettato la scelta della società e spero il bene per la Juve». Sui giocatori contro, si arrabbia: «Chi dice che io avevo lo spogliatoio contro è un bugiardo. Sono cose inaccettabili, non è vero. Mai nessuno con cui ho lavorato, in carriera, ha detto pubblicamente di avere avuto problemi con me. Alla Juve avevo un ottimo rapporto con tutti i miei giocatori dal punto di vista professionale e umano. Un rapporto basato sul rispetto, sulla chiarezza. Poi è normale che chi gioca meno possa essere meno contento. Sono stato anche io calciatore, e quando non giocavo non ero certo contento. Ma ho sempre rispettato le decisioni del tecnico, e così è stato con i giocatori della Juve».

Attacchi personali

Dice di aver ricevuto non critiche ma attacchi personali: «Questo modo di agire nell’ombra lo trovo arrogante e indecente perché il rapporto con i miei giocatori e con la squadra era ottimo e questi ragazzi hanno sempre dato tutto, hanno fatto sempre il massimo». Aggiunge che non è vero che Giuntoli ha detto che si vergognava di averlo scelto. E che lui non ha mai detto a Yildiz di non sentirsi Messi: «Non ho mai avuto questa situazione con Kenan. Chi lo dice è un altro bugiardo». E aggiunge che secondo lui il turco «avrà un futuro da protagonista perché, al di là del suo talento, è un campione come ragazzo. Come giocatore, ha un grande talento naturale, ma la sua dote migliore è la voglia di lavorare, di migliorare, di fare le cose seriamente. Non è facile trovare un ragazzo, così giovane, con questa mentalità, questa cultura del lavoro. Tutto ciò, insieme alla sua qualità tecnica e fisica, ne sta facendo un ottimo giocatore. È un 2005, avrà un futuro sicuramente importante, se continua a lavorare in questo modo».

Danilo e gli acquisti

Sulla rottura con Danilo dice che l’obiettivo del club era ringiovanire la rosa. E punta l’infortunio di Bremer come problema della stagione: «Con lui in campo abbiamo fatto sei clean sheet. Poi si è fatto male anche Cabal… All’inizio della stagione, quando si parlava della cessione di Bremer, ho chiesto alla società che restasse con noi. Gleison è un giocatore importantissimo, ed è chiaro che senza di lui tutto è stato, è diventato, molto più difficile». Su Koopmeiners sostiene che «quando si normalizzeranno le aspettative lui tornerà ai suoi livelli. Ha bisogno di adattarsi al suo ruolo sia nello spogliatoio che in campo, ma migliorerà sempre, perché è un ottimo giocatore, è un bravissimo ragazzo, che lavora molto bene e sono certo che darà tanto a questa squadra».

Vlahovic

Sul caso Vlahovic: «Dusan ha giocato tantissimo, qualcuno diceva troppo, perché l’ha meritato, perché ha lavorato bene. Delle volte non ha potuto giocare perché ha avuto infortuni che lo hanno tenuto fuori dieci giorni. È un ragazzo intelligente, capace di discutere e condividere le scelte. Il rapporto con lui è stato buono, ma allo stesso tempo è normale che pesi il fatto di scendere in campo o no. Dusan quando non ha giocato non era felice, ma ha avuto sempre rispetto per le mie scelte, ha continuato a lavorare e quando è entrato in campo ha fatto il suo, dando il massimo e cercando di aiutare la squadra».

La solitudine

Infine, risponde alla domanda se si sia mai sentito solo: «No, perché so benissimo che in questo lavoro le vittorie sono di tutti e le sconfitte dell’allenatore. Ma so anche bene che non si deve cambiare rotta: anche in futuro prenderò le decisioni che ritengo giuste senza nessun calcolo di interesse. Se vanno bene sarò felice per tutti e se vanno male mi assumerò le mie responsabilità come sempre e come ho fatto con la Juventus».

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