Il Regno Unito nega l’asilo a un’attivista per i diritti umani afghana: «Può tornare nel suo Paese, non corre alcun rischio»


«Non corre alcun pericolo, può tornare in Afghanistan». Con questa motivazione, quasi senza precedenti, il ministero dell’Interno britannico ha respinto la richiesta di asilo di Mina (nome di fantasia), attivista per i diritti umani nel Paese sotto dittatura dei talebani. «È stato un shock – dichiara al Guardian – Non posso tornare: sono afghana, sono una donna e ho lavorato con i governi occidentali». Mina vive ogni giorno nel timore di essere rimpatriata in Afghanistan dove la situazione dei diritti delle donne è peggiorata drasticamente dal ritorno dei talebani al potere. Negli ultimi anni, il regime ha progressivamente cancellato la visibilità delle donne all’interno della società. Una repressione pervasiva che ha spinto le organizzazioni per i diritti umani a chiedere il riconoscimento dell’apartheid di genere come crimine contro l’umanità.
«Un’eliminazione sistematica dei diritti delle donne»
In Afghanistan, Mina ha preso parte a vari progetti di formazione e mentoring dedicati alle donne, e sostenuti dai governi occidentali. «Ogni mattina, quando salutavo la mia famiglia per andare al lavoro, temevo che potesse essere l’ultima volta che l’avrei rivista», racconta. «Alcuni dei miei colleghi sono spariti e i talebani hanno cambiato il ministero degli affari femminili con quello del vizio e della virtù: una vera e propria eliminazione sistematica dei diritti delle donne». Nel Regno Unito, circa 2mila domande di asilo presentate da donne afghane sono state respinte nel 2024. Un aumento significativo rispetto alle 48 richieste rigettate nello stesso periodo del 2023.
Le motivazioni del rigetto
Il ministero dell’Interno ha ribadito che «non esiste un reale rischio di persecuzione» e Mina «può, inoltre, contare su una grande rete di supporto grazie alla sua occupazione». Tuttavia, molti dei suoi colleghi sono fuggiti dal Paese e le organizzazioni di supporto sono state in gran parte smantellate dai talebani. «Quando sono arrivata qui – racconta ancora Mina – mi sono sentita al sicuro, pensavo di avere un’altra occasione. In Afghanistan non ero considerata un essere umano: ho imparato ad andare in bicicletta nel Regno Unito, qualcosa che non mi era permesso fare nel mio Paese. Ero davvero piena di speranza per la mia nuova vita: ora – prosegue – è in pausa, ma spero davvero qualcuno possa rimetterla in play». Il suo avvocato ha definito «sconvolgente» la decisione. «Una donna che ha rischiato la vita per difendere i diritti delle donne non può tornare in Afghanistan. E noi – conclude – dovremmo essere orgogliosi di offrirle protezione».