L’impresa del medico russo: attraversa l’Atlantico in canoa per raccogliere fondi per l’Ucraina: «Continuate a lottare, vi prego»


Una traversata lunga 4870 chilometri, la distanza che divide l’isola di Gran Canaria, nel Mar Mediterraneo, alle Barbados. È il tragitto che Leo Krivskiy, medico anestesista nato a Mosca e membro del Servizio sanitario nazionale inglese, ha attraversato sulla sua canoa Happy Socks – letteralmente “calze felici” – con l’obiettivo di raccogliere fondi per gli operatori sanitari coinvolti nella guerra in Ucraina. Un viaggio in solitaria lungo tre mesi, prima di riabbracciare la moglie, ucraina, e i figli. Il totale raccolto ammonta a oltre 40mila sterline.
L’associazione Ukrops e la sfida personale
Partito il giorno di Santo Stefano del 2024, l’arrivo alle Barbados mercoledì 2 aprile. Sbarbato e in forma all’inizio, smunto e irriconoscibile dopo tre mesi di fatiche nell’Oceano Atlantico. L’idea di partire sulla sua canoa “rinforzata”, con tanto di doppia bandiera ucraina e inglese, è nata da una questione prettamente personale: sua madre e sua moglie sono, infatti, di Kiev. Quando la Russia, nel febbraio 2022, ha invaso l’Ucraina ha raccontato di essere rimasto «inorridito» nel vedere la capitale bombardata dall’esercito russo. Per questo ha iniziato immediatamente a mettersi a disposizione, stringendo contatti con i medici sul campo di battaglia e organizzando spedizioni di attrezzature mediche a fronte. Fino a creare la sua associazione di beneficienza Ukrops.
Il messaggio agli ucraini: «Continuate a lottare, anche se vi mandano al tappeto»
Da anestesista dello University Hospital Southampton fino alla traversata atlantica con la sola forza delle braccia. «Dedico a voi la mia piccola vittoria, una vittoria su me stesso, sui miei piccoli demoni del dubbio, dell’autocommiserazione e della disperazione», ha festeggiato Krivskiy rivolto al popolo ucraino. Ha confessato di aver pensato di mollare due volte, ma «ho continuato ad andare avanti, lasciandomi alle spalle i miei fallimenti e rimettendomi ai remi ogni giorno». Poi un appello per tutti: «Vi prego di non arrendervi, di continuare a rialzarvi dopo essere stati messi al tappeto e di continuare a lottare».