Trump sospende dazi e sanzioni contro la Russia, il Cremlino: «Decisione storica». L’ira di Zelensky: «Così si premia Putin»
Donald Trump sospende le sanzioni alla Russia. E lo fa a pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove misure, rinviando l’applicazione di dazi ai Paesi che acquistano petrolio e gas da Mosca. La decisione è stata formalizzata con un ordine esecutivo pubblicato venerdì dalla Casa Bianca, scrive Reuters. La giustificazione ufficiale è contenuta nello stesso documento: la sospensione sarebbe «nell’interesse degli Stati Uniti». La loro efficacia avrebbe complicato i suoi sforzi per ridurre i prezzi del diesel in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre. Tempestive le reazioni. Il consigliere del Cremlino ringrazia il presidente Usa e definisce la decisione «un momento davvero storico». Dura, invece, la risposta di Zelensky che, dopo aver chiesto al Consiglio europeo nuovi aiuti per Kiev, critica su X l’atto normativo. «Un blackout delle sanzioni statunitensi, l’allentamento della pressione sull’aggressore e le ricompense finanziarie per Putin: tutto questo lo incoraggia soltanto a continuare gli attacchi», si legge.
Yesterday, the Russians carried out one of their largest attacks on Ukraine’s energy sector – more than 15 critical power generation and transmission facilities were targeted across different regions of Ukraine. Restoration work is ongoing, with all necessary services and all available resources of Ukrainian energy companies involved. I thank everyone working practically nonstop to restore power. The most difficult situation was in Lutsk, Rivne, Zhytomyr, Vinnytsia, Shepetivka, Slavuta, and Netishyn. Energy facilities in the Kharkiv, Kyiv, Dnipro, and other regions were also hit. The Russians have scaled up their anti-energy operation and are trying to stretch our reserves and repair capabilities as thin as possible. Between 7 p.m. yesterday and 7 a.m. today alone, more than 320 jet-powered and gasoline-powered “shaheds,” along with loitering munitions, cruise missiles, and ballistic missiles, were used against our energy sector, our cities, and our communities. And although our warriors are shooting down a significant number of them, the sheer scale and unrelenting pace of Russia’s strikes, specifically against our energy sector, are unfortunately having severe consequences. It is important that our European partners have already prepared new support packages for Ukraine. I am grateful to them for this. And it is important that everyone in America also sees what is really happening. At a time when the Russians have carried out such a massive attack on our energy sector, a decision was unfortunately made in America to completely disregard the Lindsey Graham Act, which was supposed to impose truly effective pressure on Russia to bring this war to an end. This Act could have helped enormously – and still can! But it needs to actually work, and every voice in support of it matters. Russia is trying to cause a blackout in Ukraine – right before winter. Russia is trying to leave millions of our people without electricity and heating. Pressure is needed to stop this. A U.S. sanctions blackout, easing pressure on the aggressor, financial rewards for Putin – all of this only encourages him to keep attacking. We must not give up ground. We must keep trying to end the war. To end it, not give Putin every reason to continue it indefinitely. I thank everyone who is truly fighting for peace and helping Ukraine!
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) October 17, 2026
Come funzionava il piano sanzionatorio firmato Lindsey Graham
Le misure sospese riguardano il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, una legge intitolata al senatore repubblicano Lindsey Graham, della Carolina del Sud, suo principale promotore al Congresso, scomparso a luglio pochi giorni dopo essere tornato da Kiev, e firmata dallo stesso presidente il mese scorso. La normativa avrebbe consentito a Washington di imporre, entro 30 giorni, dazi fino al 100% sulle merci importate negli Stati Uniti dai cinque maggiori Paesi acquirenti di petrolio greggio o gas russo. Le tariffe avrebbero potuto colpire anche altri Stati che avessero consapevolmente acquistato petrolio o gas dalla Russia nei 30 giorni successivi all’entrata in vigore della legge, oltre a quelli individuati tra i cinque principali sostenitori dell’elusione delle sanzioni contro Mosca. Lo stop è stato reso possibile da una clausola di deroga prevista dalla normativa.
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Le reazioni dei Democratici e l’accusa di resa a Putin
L’ordine esecutivo sospende l’applicazione delle misure fino a quando il presidente, oppure i suoi principali funzionari, si legge ancora nel documento, non riterranno opportuno adottare ulteriori provvedimenti. La sospensione delle sanzioni ha provocato dure reazioni anche sul fronte democratico. Don Beyer, deputato della Virginia, ha accusato Trump di cedere alle pressioni del presidente russo Vladimir Putin e di indebolire il sostegno internazionale all’Ucraina. «L’ultima resa di Trump a Putin tradisce ancora una volta i nostri partner ucraini e contraddice la chiara volontà del Congresso, espressa attraverso una legge concepita per punire la Russia per la sua guerra di aggressione illegale», ha dichiarato Beyer.
L’accordo sul diesel con Mosca e le critiche di Giorgia Meloni
La retromarcia di Trump sulle sanzioni contro la Russia arriva dopo un accordo con Putin per allentare le restrizioni in cambio dell’immissione da parte di Mosca di ingenti quantità di diesel sui mercati internazionali. Un’intesa che aveva provocato critiche da parte di diversi parlamentari statunitensi, compresi alcuni repubblicani, preoccupati che i proventi delle esportazioni energetiche potessero contribuire a finanziare lo sforzo bellico russo. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’aveva definita «molto rischiosa», suscitando la reazione della Casa Bianca in un’intervista a la Repubblica. Ma la risposta di Trump – che da giorni continua ad accusare Zelensky di essere «più difficile» di Putin – era stata netta: «È un grande accordo».
Foto copertina: ANSA/JIM LO SCALZO | Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca, il 16 ottobre 2026

