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Bill Gates: «Molti lavori spariranno per sempre». Quali sono secondo lui le prime professioni a rischio con l’AI e quali resisteranno

04 Novembre 2026 - 23:51 Antonia Verderosa
Quali professioni scompariranno e quali professioni no secondo Bill Gates
Dalla programmazione all'assistenza clienti, il fondatore di Microsoft prevede profondi cambiamenti nel mercato del lavoro già nei prossimi quattro anni. E propone di riservare alcune professioni agli esseri umani
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Un campionato di baseball giocato da robot? Bill Gates è convinto che nessuno vorrebbe guardarlo. Ma se si tratta di costruire una casa, coltivare un campo o scrivere un software, il discorso cambia. Per il fondatore di Microsoft, l’intelligenza artificiale finirà per svolgere molte delle attività oggi affidate agli esseri umani. E non serviranno necessariamente decenni. Già entro il 2030, secondo le sue previsioni, le macchine potrebbero cominciare a sostituire i lavoratori anche nei settori più difficili da automatizzare. «Molti lavori spariranno per sempre», ha scritto lo scorso agosto in un lungo intervento pubblicato sul suo sito. Quali professioni resisteranno? E quali rischiano di essere sostituite per prime?

I quattro settori che potrebbero resistere all’intelligenza artificiale

Programmazione, biologia, energia e sport professionistico. Sono i quattro settori che Gates considererebbe più resistenti all’avanzata dell’intelligenza artificiale. Nel campo informatico, le macchine potranno scrivere codici e sviluppare software, ma la progettazione dei sistemi più complessi potrebbe continuare a richiedere l’intervento umano. Nella ricerca biologica, l’AI potrà accelerare le scoperte, mentre nel settore energetico aiuterà a gestire le infrastrutture e a individuare nuove soluzioni. Lo sport rappresenta un caso diverso: anche se i robot diventassero più bravi degli atleti, non è detto che qualcuno voglia vederli competere.

Bill Gates: «Molti lavori spariranno per sempre»

Alcune professioni, invece, potranno scomparire definitivamente, sA differenza delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, infatti, l’AI non si limita ad automatizzare il lavoro manuale: può svolgere anche attività che richiedono ragionamento e competenze specialistiche. Tra i primi impieghi a rischio Gates indica quelli nelle vendite e nell’assistenza clienti, sia telefonica sia online. Seguono gli ingegneri del software e gli assistenti legali. Con il miglioramento dei sistemi, l’automazione potrebbe estendersi alla valutazione delle richieste di prestito, all’analisi dei dati e persino alla prima valutazione dei pazienti negli ospedali.

«Sono particolarmente preoccupato per i giovani», scrive Gates. A rischiare di più, secondo lui, sono i lavoratori che occupano posizioni iniziali e intermedie. Le nuove professioni create dall’intelligenza artificiale potrebbero richiedere competenze che si acquisiscono soltanto dopo anni di formazione.

Le previsioni di Gates: cosa potrebbe succedere entro il 2030

Quanto tempo servirà perché queste trasformazioni diventino realtà? In un’intervista rilasciata a The Atlantic il 27 agosto 2026, Gates ha indicato due scadenze: entro due anni, quindi nel 2028, l’AI potrebbe avere effetti significativi sulle professioni d’ufficio. Entro quattro anni, nel 2030, le conseguenze potrebbero estendersi anche ai lavori manuali.

Questo non significa che impiegati e operai saranno sostituiti entro il 2030. Gates prevede piuttosto un’accelerazione dell’automazione, con effetti sempre più visibili sull’occupazione. A spingere le aziende in questa direzione potrebbe essere soprattutto il risparmio. Una volta che un’impresa avrà sostituito parte dei dipendenti con le macchine, riducendo i costi, anche le concorrenti saranno incentivate a fare lo stesso.

I lavori che Bill Gates vorrebbe riservare agli esseri umani

C’è però una differenza tra un lavoro che le macchine non possono svolgere e uno che decidiamo di non affidare loro. Gates lo spiega attraverso un ricordo personale: suo padre è morto nel 2020, dopo aver sofferto di Alzheimer. Negli ultimi anni di vita era assistito giorno e notte da un gruppo di operatori che avevano imparato a riconoscere le sue necessità anche quando non riusciva più a esprimerle. Sapevano, per esempio, quando aveva fame, anche se non era in grado di dirlo.«Nessun robot avrebbe potuto, né dovuto, farlo», scrive Gates. È pensando a quell’esperienza che ha introdotto il concetto di Human Reserved: professioni che potrebbero essere riservate agli esseri umani, anche quando le macchine saranno tecnicamente in grado di svolgerle. In un’intervista rilasciata il 22 ottobre al podcast Decoder di The Verge, Gates ha citato anche l’assistenza all’infanzia, la preparazione del cibo, l’arte e lo sport. «Anche se l’AI potesse fare queste cose meglio, sceglieremmo comunque di farle noi», ha spiegato.

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